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venerdì, 2 Dicembre, 2022
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    1980-2015. 35 anni dopo vivo il ricordo del terremoto.

    Il 23 novembre 1980 non sarà mai una data come le altre per i cittadini della Campania e della Basilicata. In particolare resterà impressa nella memoria di tutti come una pagine triste. Il 23 novembre 1980 alle 19.34 si verificò un terremoto di magnitudo 6.9 che colpì l’Irpinia e la Basilicata e provocò la morte di 2570 persone, circa 9000 feriti e ben 300 mila persone senza tetto. Comuni rasi al suolo, come Sant’Angelo dei Lombardi, Lioni, Conza della Campania, Laviano, Muro Lucano, vicinissimi all’epicentro, altri gravemente danneggiati. A distanza di 35 anni dal quell’interminabile minuto e mezzo che sconvolse la vita di molte persone e l’Italia intera, il bilancio racconta di una ricostruzione edilizia completata per oltre il 90%, con oltre 33 miliardi di euro di contributi statali erogati, mentre dal punto di vista industriale le aziende che hanno beneficiato dei contributi statali solo poche sono in attività altre hanno chiuso i battenti. A causa dei collegamenti interrotti e dei problemi di comunicazione e ricognizione, la situazione non assunse i contorni catastrofici che invece, con il passare dei giorni si evidenziò agli occhi dell’Italia intera. Ci furono ritardi anche nei soccorsi che giunsero in tutte le zone colpite solo dopo cinque giorni. Tutto quanto accaduto quel fatidico 23 novembre 1980 è racchiuso nel titolo di apertura del “Il Mattino” del 26 novembre. “Fate presto” il titolo del quotidiano partenopeo che rappresentava una richiesta d’aiuto a livello nazionale per un popolo inerme di fronte al sisma. Ad oggi si conserva la memoria storica di quel giorno. Un ricordo sempre vivo nella mente di chi quel giorno ha vissuto in prima persone l’evento sismico e nei giorni successivi ha visto arrivare gli aiuti da ogni parte d’Italia e del mondo. Tutti ricordano con particolare emozione i giorni successivi al sisma, il grande senso di solidarietà e di fratellanza che portava più famiglie a vivere nella stessa tendopoli, a dividere un pezzo di pane, un po’ di latte e cercare di ripartire e reagire. A 35 anni di distanza questo spirito di solidarietà e fratellanza è l’unico ricordo positivo dopo quei novanta secondi passati alla storia come il terremoto dell’Irpinia.  

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