Nell’analisi di Michele Albanese emerge il nodo dello spopolamento del Mezzogiorno e delle aree interne: ai giovani non si può chiedere di restare per dovere, ma offrire opportunità concrete. Dalle infrastrutture all’orientamento scolastico, fino al credito per l’impresa giovanile, il presidente della Banca Monte Pruno indica una strategia pragmatica. Il Progetto Ulisse viene indicato come esempio di rientro possibile quando alle parole seguono strumenti reali.
"Chiedere ai giovani di restare o ritornare nei nostri territori senza offrire loro le condizioni per costruire un futuro non è solo ingiusto, è impossibile. Non si può trasformare il legame con le proprie radici in un obbligo morale o in un atto di eroismo".
Si apre con questa forte e sincera riflessione l’analisi del Presidente della Banca Monte Pruno, Michele Albanese, dedicata al futuro delle aree interne e alle nuove generazioni. Una riflessione, quella di Albanese, che poggia su fondamenta drammaticamente reali. Gli ultimi dati Istat fotografano una ferita aperta: nel 2025 sono stati ben 112 mila i trasferimenti dal Mezzogiorno al Centro-Nord. Il saldo, sottratti i rientri, resta in perdita netta di 45 mila residenti. La Campania da sola genera il 29% di questo esodo, mentre la Basilicata maglia nera registra il tasso migratorio interno più sfavorevole d'Italia. Dietro i numeri, evidenzia il Presidente Albanese, ci sono intelligenze, competenze ed energie che i territori perdono perché non trovano le condizioni minime per immaginare il proprio domani.
Per Albanese le responsabilità principali ricadono sulla politica e sulle istituzioni, chiamate a garantire servizi essenziali: dalle infrastrutture alla sanità, dai trasporti alla scuola. Ma serve anche un cambio di passo nell'orientamento scolastico. Le lingue e l'informatica non sono più accessori; lo è ancora meno l'approccio consapevole all'Intelligenza Artificiale. Secondo il Presidente della Banca Monte Pruno, la tecnologia, se compresa e usata bene, può diventare la più grande alleata dei piccoli centri, aiutando artigiani, agricoltori e giovani professionisti a digitalizzarsi e a raggiungere nuovi mercati, restando sempre al servizio della creatività umana. Il fulcro del pensiero di Michele Albanese tocca poi da vicino il mondo del credito e dell'impresa giovanile.
Non si può spingere un ragazzo a fare impresa e poi abbandonarlo alla burocrazia o pretendere da lui gli stessi bilanci e le stesse garanzie patrimoniali di un'azienda consolidata. Significa impedirgli di partire. Senza rinunciare alla prudenza e alla tutela del risparmio, Albanese invoca una disciplina specifica: situazioni differenti richiedono strumenti differenti. Servono procedure semplici, garanzie pubbliche e un accesso sostenibile al credito, ma serve soprattutto la capacità delle banche — in primis le BCC — di saper valutare la qualità dell'idea e la storia delle persone. Un impegno che la Banca Monte Pruno traduce in fatti, rivendicando le proprie origini rurali.
Ne è l'esempio il 'Progetto Ulisse', un'iniziativa con cui la BCC guidata da Albanese ha permesso il rientro a casa e l'assunzione di ben venti giovani professionisti. Venti storie che dimostrano che il destino delle aree interne non è già scritto e che, quando alle parole seguono opportunità vere, il ritorno diventa una scelta possibile. Il messaggio finale di Michele Albanese è un manifesto di pragmatismo: basta con la rassegnazione.
Restare non deve significare accontentarsi, partire non è un tradimento, tornare non deve essere un percorso a ostacoli. Ai nostri giovani non dobbiamo chiedere sacrifici, ma offrire certezze affinché siano liberi di scegliere il proprio futuro proprio qui, nella loro terra.


