La Banca Monte Pruno ha preso parte all’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, svoltasi a Firenze dal 1° al 4 ottobre, con il Presidente Michele Albanese e il Vice Presidente Antonio Ciniello. Il Festival ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, della cooperazione, dell’impresa e della società civile, insieme a personalità di rilievo internazionale, per confrontarsi sulle grandi trasformazioni del nostro tempo.
Diritti, pace, giustizia sociale, welfare, coesione europea, futuro dei territori, passaggio generazionale, intelligenza artificiale, sostenibilità, inclusione e partecipazione sono stati alcuni dei temi al centro delle giornate fiorentine.
Particolarmente significativa la riflessione sul valore dell’equità tra le generazioni, nella consapevolezza che giovani e anziani non rappresentano mondi contrapposti, ma energie che devono incontrarsi.
Grande attenzione anche al ruolo delle cooperative, delle imprese sociali e delle realtà del Terzo Settore, capaci di creare lavoro, inclusione e nuove opportunità anche nei territori più fragili.
Tra i momenti più significativi, il confronto dedicato a “L’economia che fa bene: diritti, dignità e sviluppo umano integrale”, con la presenza del Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, e i numerosi dialoghi dedicati alla coesione sociale, alla democrazia, alle comunità e al futuro dell’Europa.
La giornata è stata anche caratterizzata dal un momento di particolare intensità attraverso la musica, con il concerto in Piazza della Signoria del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino.
«“L’economia che fa bene” è un’espressione semplice, ma racchiude una responsabilità enorme – ha dichiarato il Presidente della Banca Monte Pruno, Michele Albanese –. Significa ricordarci che dietro i numeri ci sono sempre persone, famiglie, imprese e comunità. Per una Banca di Credito Cooperativo questo principio appartiene alla nostra stessa natura. Dobbiamo essere solidi ed efficienti, certamente, ma dobbiamo esserlo per poter essere ancora più utili ai territori nei quali viviamo e lavoriamo. Mi ha colpito molto l’immagine scelta dal Festival, quella del rumore della foresta che cresce. Spesso siamo portati ad ascoltare soprattutto il rumore di ciò che cade, delle difficoltà e delle divisioni. Eppure, ogni giorno, c’è una foresta che cresce silenziosamente grazie a persone che lavorano bene, imprese responsabili, giovani che costruiscono il proprio futuro, volontari, istituzioni e organizzazioni che si prendono cura delle comunità. Anche noi vogliamo continuare ad essere parte di questa foresta. Lo facciamo custodendo le nostre radici e, nello stesso tempo, guardando avanti, mettendo insieme esperienza e giovani, innovazione e relazione, sviluppo economico e crescita sociale. Perché un territorio cresce davvero quando cresce insieme alle sue persone e quando nessuno viene considerato marginale o inutile» -ha concluso il Presidente Albanese.


