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martedì, 27 Settembre, 2022
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    Badante soffocata e uccisa in casa ad Altavilla Silentina. Arrestato l’omicida

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    I carabinieri del Comando Provinciale di Salerno e della Compagnia di Eboli hanno tratto in arresto un cinquantenne del posto, ritenuto il responsabile della morte di Snejana Bunaclea, la badante moldava di 43 anni rinvenuta lo scorso 5 marzo priva di vita all’interno di una vasca da bagno nell’abitazione ove, solo pochi mesi prima, aveva trovato alloggio ed impiego per prendersi cura di un’anziana signora.

    L’uomo, incensurato, figlio dell’anziana signora, è stato prelevato questa mattina dalle stesse mura dove gli inquirenti ritengono che, per motivi passionali, abbia ucciso la donna la scorsa primavera. Si trova ora nel carcere di Fuorni.

    Gravi gli indizi di colpevolezza acquisiti dai militari a conclusione di una serrata attività di indagine avviata lo stesso giorno del rinvenimento del cadavere della donnache, a prima vista, sembrava morta per un malore.

    L’uomo, per depistare le indagini, aveva rappresentato come la vittima avesse problemi di salute ad avvalorare la tesi di una sua morte naturale. Nonostante ciò, al fine di compiere i necessari accertamenti, era stata immediatamente sottoposta a sequestro la parte dell’immobile in cui si era verificato il decesso e disposto l’autopsia sulla salma della giovane donna. Preziosissima la relazione autoptica che ha dato maggiore concretezza all’ipotesi di un omicidio d’impeto, avvenuto con movente di tipo passionale.

    L’uomo, nel corso della convivenza sotto lo stesso tetto con la badante moldava, si sia invaghito della donna, equivocando verosimilmente taluni comportamenti e non accettando che la stessa avesse iniziato a frequentare un altro suo conoscente, divenuto presto suo rivale in amore. Un appuntamento a cena con quest’ultimo potrebbe essere stata la causa scatenante del litigio che, nell’ipotesi degli inquirenti, avrebbe portato all’omicidio della donna, avvenuto nel bagno del primo piano della villetta dove entrambi vivevano. Raggiunta mentre si stava lavando, dopo essere riuscito a sopraffarla cogliendola di sorpresa, l’uomo l’avrebbe affogata, tenendole schiacciata la testa sul fondo della vasca da bagno piena d’acqua. In seguito l’omicida si sarebbe reso conto di quanto accaduto e, solo dopo aver alterato la scena del crimine per simulare un incidente, avrebbe allertato i soccorsi.

    I minuziosi ripetuti sopralluoghi sul luogo teatro degli eventi e gli esami di laboratorio effettuati dai carabinieri del RIS di Roma, uniti alle dichiarazioni di alcuni “testimoni” chiave, hanno evidenziato tutte le incongruenze delle versioni fornite inizialmente dall’uomo, ricostruendo un quadro accusatorio ritenuto assolutamente solido e concreto dal GIP di Salerno che ha disposto l’arresto.

    L’episodio si inquadra nell’ampio novero della violenza di genere e la vicenda di Snejana Bunaclea è particolare, perché, differentemente da tanti altri recenti casi di femminicidio, è stata caratterizzata da un impenetrabile silenzio. L’assenza di parenti e relazioni sul territorio italiano (l’ex marito e i due figli piccoli vivono in patria) ha fatto sì che le circostanze così anomale della morte fossero a livello mediatico presto ricondotte ad un possibile incidente, anche in virtù del fatto che il principale sospettato, oggi arrestato, viveva una quotidianità particolarmente riservata e non si era mai reso responsabile di gesti o comportamenti contrari alla legge. L’opera degli inquirenti restituisce giustizia alla giovane donna moldava ed alla sua famiglia di origine, oltre a fornire un rassicurante segnale dell’attenzione rivolta dall’Arma dei Carabinieri e dell’Autorità Giudiziaria all’approfondimento dei fatti reato che avvengono all’interno delle mura domestiche e/o in contesti intra-familiari, per offrire la giusta tutela alle vittime di violenza di genere. L’invito rivolto a tutte le donne vittime di maltrattamenti e soprusi, anche in questa triste circostanza, è quello di denunciare in tutti i modi possibili prima che sia tardi, perché il ciclo della violenza non è mai reversibile.

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