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mercoledì, 7 Dicembre, 2022
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    Banca Monte Pruno a Bologna timore per incontro su “Riforma Bcc, Quale Futuro”

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    Non si placa il timore che, piuttosto si alimenta in totale silenzio, relativo alla riforma delle Banche di Credito Cooperativo. Una riforma su cui Banca d’Italia e governo continua a lavora, restando ferma nell’idea di non coinvolgere i responsabili del credito cooperativo. Su tutto il territorio nazionale continuano e si moltiplicano gli incontri per informare cittadinanza e soci delle conseguenze di una riforma che porterebbe ad equiparare le BCC a tutte le altre banche nazionali con i vertici e una sede centrale da cui partono le direttive decisamente decentrata rispetto ai territori marginali e periferici con una sede nazionale. Da questa sede centrale, molto probabilmente a Roma partirebbero le direttive di gestione delle BCC. A parlare di questo e dei numerosi altri problemi che andrebbero prevalentemente a penalizzare, ancora una volta le aree interne e che maggiormente necessitano di sostegno e supporto per l’economia, è stato Michele Albanese, direttore della Banca Monte Pruno nell’ultimo incontro svoltosi presso la sede dalla Emil Banca di Credito Coopertivo a Bologna e organizzato dal Sindacato Nazionale Dirigenti del Credito Cooperativo. Tema dell’incontro “La Riforma del Credito Cooperativo, quale futuro”. Un futuro sicuramente incerto soprattutto per i territori piccoli e le aree interne dove le Banche di Credito Cooperativo operano con maggiore intensità dimostrandosi spesso unica fonte di ossigeno per le piccole e medie imprese locali e per le famiglie. Alla presenza degli esponenti del SINADI credito cooperativo, il direttore della Banca Monte Pruno ha avuto modo di esporre e spiegare nel dettaglio il documento presentato in collaborazione con la BCC di Aquara e pubblicato su diverse testate giornalistiche in cui si sottolineano in tre punti le eventuali conseguenze di una riforma così come vuole essere concepita dal governo. “C’è il rischio di diventare sportelli di una grossa Banca, non più organismi autonomi e propositivi, diventando come tutti gli altri istituti di credito perdendo così la peculiarità che ha fatto delle BCC istituti di credito utili nella loro diversità. C’è un rischio ancora maggiore per il Sud Italia che perderebbe anche l’ultimo centro decisionale bancario rimasto, ricordando che tutti i centri decisionali sono situati da Roma in su. Altro che preoccupazione e risoluzione della questione meridionale. Il Sud Italia, con tale riforma rischierebbe di essere ulteriormente impoverito, cancellando il concetto di Banca Locale e nessun sostegno economico potrebbe arrivare alle piccole e medie imprese dell’area sud con conseguenti rischio di ulteriore impoverimento dell’area a discapito di territori già più avvantaggiati. A tutto ciò si aggiunge il concreto rischio di aumento della disoccupazione con la creazione di esuberi a seguito dell’emanazione della riforma. Si calcola circa 3000 unità. Il documento presentato a Bologna dal direttore Albanese inoltre propone anche idee di riforma che vadano a meglio intersecarsi e a rendere più funzionale il ruolo del credito cooperativo. Idee che al mometno non vengono neanche ascoltate con gli organi decisionali che sembra siano interessati solo a proseguire nelle loro idee di riforma senza tener conto delle peculiarità delle banche di territorio. “Le BCC – si legge ne documento presentato da Monte Pruno e Aquara – hanno bisogno solo di modificare la propria governance e non il modello di busness. Invece assistiamo al varo di una riforma avallata da pochi uomini di vertice del nostro movimento: da coloro i quali dovevano vigilare e non l’hanno fatto (forse dovevano vigilare su loro stessi). 

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