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mercoledì, 25 Maggio, 2022
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    Chiusura Carcere, l’editoriale di Lorenzo Peluso: “Ora scatto di orgoglio dagli amministratori del PD”

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    Editoriale 

    Perché chi vive nel Vallo di Diano deve lasciare il PD? Perché non è il partito immaginato e sperato da coloro che vedevano nell’unione dei moderati e della sinistra di radice progressista, quel nuovo soggetto riformatore che dovesse alternarsi alla destra italiana. Perché lasciarlo ora? Perché ora più che mai questo che non è un partito ma una consociazione di personaggi ben definiti che hanno lacerato ed ora interrotto quel dialogo necessario con gli elettori ed i cittadini. Chi lo deve lasciare, senza nessuna remora? Intanto coloro che nelle vesti istituzionali dicono di interpretare il ruolo di amministratori locali, su mandato dei cittadini. Loro devono farlo. Lo devono fare ora. Perché se si appartiene ad un partito politico, bisogna condividerne le scelte e le decisioni. Se è vero come è vero che le disattenzioni che gli uomini di governo hanno apertamente manifestato in questi ultimi anni verso questa terra, sono certamente condannate da coloro che qui vivono, allora chi è deputato a rappresentare la “cosa pubblica” dagli stessi cittadini deve assumersi la responsabilità di condannare pubblicamente scelte non condivise, dunque quale miglior modo che prendere le distanze. Occorre uno scatto di orgoglio che evidentemente non è stato mostrato in questi anni di constante depauperamento di risorse e di applicazione di scelte che hanno il solo obiettivo di indebolire ancor più di quanto già non lo sia, un territorio sempre più allo sbando. La sanità, il tribunale, il carcere. Le ultime elezioni regionali.  Potrei continuare. E’ ora il momento di dimostrare che la politica è servizio. Che la politica è decisione, è programmazione. La politica è avere idee, averle chiare. La politica è partecipazione e condivisione. E’ ascolto. Allora, non me ne vorrà, il coordinatore del Pd del Vallo di diano, l’avvocato Cartolano, di cui ho stima. Ma ora è il momento della reazione. Non bastano più le parole pronunciate alla “democristiana maniera”. Non me ne vorranno sindaci ed amministratori che di questo Pd hanno tessera in tasca. A poco vale incontrare i referenti politici quando le scelte sono già fatte. Sentirsi dire le stesse cose, raccogliere la mortificazione di presenze inutili perché poco contano e poco incidono sulle scelte che invece determinano la morte di un territorio intero. Sono certo che la difesa ad oltranza di un partito, di un gruppo di appartenenza non è legato al mantenimento di un ruolo, di una cosiddetta “poltrona” che poi nulla ha da offrire, nella realtà. Sono certo invece che riappropriarsi dell’orgoglio dell’appartenenza ad una terra, alla propria gente, sia dignitoso, sia soddisfacente, sia soprattutto la dimostrazione che si crede nella politica dell’ascolto e dell’impegno. Ecco perché ora, più che mai, bisogna lasciare questo partito. Bisogna dare quel segnale che spesso è stato solo minacciato, ma mai veramente messo in pratica nella speranza che le cose possano cambiare. Lasciare questo partito significa dire apertamente che il limite è stato superato da tempo. Lasciare questo partito non significa non continuare a fare politica, tutt’altro. Significa riorganizzarsi, rifondare idee e spirito di appartenenza. Non certo prestare il fianco all’avversario; anzi dimostrare autorevolezza e determinazione. Lasciare questo partito significa dimostrare che si crede ancora che domani può essere meglio di oggi, iniziando però da oggi a lavorare seriamente per cambiare le cose.

    Lorenzo Peluso

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