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mercoledì, 29 Giugno, 2022
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    Confesercenti Sa: “Troppa burocrazia, ripartenza non decolla”

    Una ripartenza che non decolla. Anzi, per Confesercenti Salerno non esiste. Ad aggravare una situazione già problematica per il mondo dell’impresa, una burocrazia che “asfissia ed opprime imprese ed imprenditori e ne determina spesso la loro estinzione economica”.

    “Addirittura nello sforzo, apprezzabile per altro, di interventi a sostegno dell’economia notiamo una quantità sproporzionata di documentazione da produrre per poter accedere a crediti di imposta, finanziamenti a fondo perduto o in regime de minimis – fanno sapere dalla confederazione -. Abbiamo sempre sostenuto che nel periodo emergenziale più preoccupante probabilmente qualche attività normativa aggiuntiva sarebbe stata necessaria, ma ancora oggi riscontrare questa pratica rappresenta un vero e proprio ostacolo alla crescita, alla ripartenza ed alla sburocratizzazione”, è quanto scrivono da Confesercenti Salerno.

    Una nuova ondata di regole e normative a valere sul mondo delle imprese, nuovi e vecchi balzelli che finiscono inevitabilmente per fagocitare il tessuto economico e sociale creando nuova povertà diffusa. I venti di guerra proveniente dall’Ucraina che hanno messo in risalto il deficit energetico di tutto il Paese con aumenti esorbitanti per il mondo dell’impresa stanno disintegrando le piccole attività commerciali, ad esempio un ristorante che pagava 14 mila euro ne pagherà 26 mila, un bar che ne pagava 12 mila ne pagherà 18 mila, un fornaio che ne pagava 3 mila ne pagherà 6 mila, un parrucchiere che già pagava 8 mila euro ne pagherà 12 mila, rincari che nella migliore delle ipotesi è sempre se l’azienda non ritenga utile chiudere, si ripercuoteranno sulla utenza finale, sui consumatori.

    “Questi dati – conclude Confesercenti – unitamente agli impegni bancari extra, contratti proprio in epoca covid, rappresentano un ulteriore aggravio di pressione su imprese e famiglie, ed è  per questo che dalla prima ora stiamo cercando di rappresentare tutto ciò in maniera puntuale ai nostri “euroburocrati”, perché oggi sono tutti subordinati a Bruxelles, a coloro i quali non hanno sofferto della pandemia economica”.

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