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mercoledì, 18 Maggio, 2022
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    Droga sequestrata al Porto di Salerno nel 2020: in due in manette

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    Per il maxi sequestro di droga al porto di Salerno due gli arresti. I comandi provinciali della GdF di Salerno e Napoli hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare nei confronti del 45enne catanese A.E.A., in qualità di titolare di una società di servizi elvetica, e del 49enne salernitano G.A., spedizioniere doganale e titolare della ditta “A.L. e figli Srl”.

    Le misure cautelari giungono al termine di complesse indagini avviate dalle Procure della Repubblica di Salerno e Napoli a seguito dei sequestri, inizialmente a carico di ignoti, eseguiti dal Nucleo Pef di Napoli nel mese di giugno del 2020 nel porto di Salerno, di un quantitativo superiore alle diciassette tonnellate di sostanza stupefacente (kg 2.844,500 di hashish e kg. 14.191,88 di anfetamine del tipo capiagon) occultata all’interno di  4 containers commerciali provenienti dalla Siria con transito presso il locale scalo commerciale e diretti in Medio Oriente.

    Le indagini condotte dai Gico- Goa dei Nuclei Pef di Salerno e Napoli hanno consentito di acquisire elementi probatori a carico dei due indagati, essendo state riscontrate una serie di attività illecite volte ad organizzare il transito e il successivo trasferimento, attraverso lo scalo marittimo di Salerno, di consistenti carichi di sostanza stupefacente nascosti dietro idonei carichi di copertura (macchinari di movimento terra e bobine di carta industriale).

    AI fine di individuare i responsabili coinvolti nel descritto traffico illecito, i finanzieri hanno eseguito intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre a mirati accertamenti bancari, che hanno permesso di disvelare il modus operandi nonché di risalire ai pagamenti, transitati estero su estero, dalla società di trasporto svizzera, facente capo all’imprenditore di origini siciliane, allo spedizioniere doganale.

    Nello specifico, questi avrebbe provveduto all’eliminazione sia dalla documentazione commerciale che dai container di ogni segno distintivo del luogo di provenienza del carico al fine di evitare ispezioni doganali negli scali portuali intermedi, essendo la Siria inserita nelle “black list” del sistema doganale Schengen peri rischi connessi a spedizioni pericolose (armi, droga etc.).

    Nel dettaglio, presso lo scalo marittimo salernitano, venivano emesse, da parte dell’agente doganale, delle nuove polizze di carico della spedizione, mentre l’imprenditore elvetico provvedeva ad una nuova fatturazione utilizzando aziende commerciali compiacenti e nella sua piena disponibilità.

    In estrema sintesi, gli indagati utilizzavano, di comune accordo, la pratica doganale del tramacco, consistente nel riversare la merce del container di origine all’interno di un altro.

    Con tale pratica fraudolenta trovata, in modo ingannevole in partenza dal porto di Salerno, poteva anche essere rispedita “in” nei Paesi Arabi.

    La mirata analisi della documentazione doganale ha evidenziato che lo stesso stratagemma è stato adoperato anche in altre transazioni commerciali.

    L’imprenditore svizzero è stato associato alla casa circondariale di Roma/Rebibbia, mentre lo spedizioniere salernitano ristretto presso il proprio domicilio a Baronissi.

     

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