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venerdì, 1 Luglio, 2022
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    L’Associazione ospedalità privata contro Non è l’arena di Giletti

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    Anche l’Associazione Italiana Ospedalità Privata della Campania interviene in merito a dichiarato durante la trasmissione di LA 7 Non è l’Arena condotta da Massimo Giletti. Domenica scorsa durante la trasmissione il direttore di FanPage, intervenuto alla trasmissione, nell’ambito del tema che sta tenendo banco in queste settimane sulla gestione dell’emergenza Covid in Campania e che ha portato la regione a passare da Zona Gialla e Zona Rossa a seguito anche delle verifiche effettuate dagli ispettori del ministero negli ospedali regionali, ha parlato anche del caso dei posti letto presso le strutture sanitarie private che, secondo quanto dichiarato dal direttore Frqancesco Piccinini, percepirebbero circa 1000 euro al giorno per posto letto riservato anche se non occupato.

    Nella giornata di ier dalla Regione Campania e dall’Unità di Crisi è arrivato l’annuncio di essere pronti a querelare la trasmissione Non è l’Arena per quanto emerso nel corso della puntata. Quanto emerso in quella stessa puntata ha spinto l’Associazione Italiana Ospedalità Privata della Campania ad intervenire con alcune precisazioni, ricordando innanzitutto il ruolo svolto  dalla Sanità convenzionata. Ritornando sul caso che ha visto la sede dell’associazione presa d’assalto da alcuni manifestanti che avrebbero aggredito i collaboratori dell’associazione ed esposto striscioni in cui si chiedevano tamponi e cure gratis per tutti e altri in cui, come scritto dall’associazioni, si leggeva “contro la mafia delle cliniche private”, nella lettera gli scriventi sostengono che quanto accaduto e gli attacchi da parte di alcuni giornalisti siano dovuto a pregiudizio nei confronti della sanità convenzionata.

    “Il Settore convenzionato – chiariscono – riceve dalla Regione circa il 6% dell’intero bilancio regionale, ma restituisce, in termini di prestazioni, il 40%. A marzo, come oggi, – continuano – ci è stata chiesta la disponibilità di posti letto Covid, dalle terapie intensive fino a quelle ordinarie. Lo abbiamo fatto e il risultato è stato: a marzo, l’apertura di un’indagine della procura regionale della Corte dei Conti secondo la quale il pagamento in acconto, come supporto finanziario e salvo conguaglio, tra l’altro previsto da una legge dello Stato e come è avvenuto e avviene in tutte le altre regioni d’Italia, costituirebbe un illecito contabile. Noi abbiamo mantenuto le strutture in efficienza per tutto il periodo e il personale in servizio e non l’abbiamo messo in cassa integrazione scaricando i costi sulla collettività”.  

    Dall’associazione inoltre ricordano come la Regione, visto l’aumento dei contagi ed avendo bloccato tutti i ricoveri per altre patologie, la chiesto alle strutture convenzionate di supportare il lavoro degli ospedali pubblici. “Abbiamo di nuovo scelto di supportare gli ospedali pubblici perché siamo imprenditori di un settore particolare, e siamo parte integrante del SSR e per noi è sempre il paziente il centro della nostra attenzione”. Per ciò che riguarda la questione tamponi chiariscono come la decisione di non è stata assunta dall’associazione o dalle strutture.

    Anna Maria CAVA

     

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