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giovedì, 8 Dicembre, 2022
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    Migranti.responsabile Caritas accusato di peculato

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    La Procura della Repubblica di Napoli, nell’indagine condotta dal procuratore Giovanni Colangelo e il suo vice Vincenzo Piscitelli, ha arrestato due persone, gli imprenditori della Coop “Un’ala di riserva” di Pozzuoli, Alfonso De Martino e Rosa Carnevale (marito e moglie) per i reati di truffa, peculato e appropriazione indebita. I due avrebbero intrecciato rapporti economici con altre coop e avrebbero ottenuto vantaggi nel sistema di accoglienza degli immigrati grazie a rapporti compiacenti con due funzionari della regione, Pino Mattiello e Vincenzo Cincini. In mezzo anche la Caritas di Teggiano-Policastro e, in particolare, Don Vincenzo Federico che è accusato di peculato. Secondo gli inquirenti il parroco si sarebbe appropriato dei “pocket money”, i buoni di acquisto giornalieri da 2,50 euro che lo stato concede agli immigrati per le piccole spese. Come riporta il Mattino, secondo gli inquirenti “strutture come la Caritas di Teggiano facevano pervenire a De Martino i pocket money destinati agli immigrati da loro ospitati ricevendo in cambio una percentuale degli enormi guadagni che ne ricavava il De Martino (pari al 20% del valore di ogni singolo buono, oltre alle ricariche telefoniche acquistate)”. Il gancio in questa situazione sarebbe Fiore Marotta collaboratore della Caritas a cui lo stesso De Martino ha fatto riferimento in un interrogatorio precedente all’arresto. La posizione di Don Vincenzo Federico dunque al centro dell’attenzione degli inquirenti che nella giornata di ieri hanno perquisito la sede della Caritas portando via numerosi documenti. Il resposanbile della Caritas nonché parroco di Padula ha affidato all’avvocato Renivaldo Lagreca la sua risposta alle accuse. In una nota stampa si legge: “L’accusa nei confronti di Don Vincenzo Federico è, a dir poco, surreale […] Non viene contestata la mancata consegna dei ticket money agli immigrati ma la spendita dei detti  ticket money in schede telefoniche. Ora , dopo aver precisato l’ovvio e, cioè, che non siamo titolari di compagnie telefoniche, sarà assai agevole per gli inquirenti verificare che nessuna ricarica telefonica ha interessato la Caritas di Teggiano-Policastro”. La nota aggiunge che in passato lo stesso Don Vincenzo Federico  aveva segnalato “al  Capo Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione l’inopportunità di procedere con la consegna dei ticket money perché, cito testualmente: “tale situazione favorisce un mercato “illegale” dei poket money che vengono “tramutati” in contante trattenendo, da chi lo fa, una illecita provvigione (se mi dai il blocchetto che vale 75 euro ti do 50 euro in contanti) ” a fronte di tale preciso allarme – che è servito a far mutare il sistema –  il procurato vilipendio mediatico è profondamente ingiusto”. La Caritas – si conclude la nota dell’avvocato – non è meritevole di tanta offesa mediatica. La Caritas con diuturno impegno e dedizione offre il proprio sostegno allo Stato nel fronteggiare l’emergenza immigrazione”. Una situazione davvero spiacevole che coinvolge una persona, un parroco che da 15 anni è responsabile della Caritas che da sempre si occupa dei bisognosi e in particolare degli immigrati con l’accoglienza nelle strutture della Caritas sparse in tutto il Vallo di Diano, nel Cilento e negli Alburni che quest’anno hanno ospitato circa 1000 tra minori, maggiorenni, ragazzi inseriti nel progetto Sprar e quelli inseriti nel progetto Afgani. La speranza è che tutto – come scritto nella nota stampa dell’Avv. Lagreca – possa definirsi in tempi rapidi, una rapidità almeno simile alla velocità con la quale, in spregio ad ogni  riservo istruttorio, si è dato amplio risalto mediatico ad una ipotesi di accusa”.

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