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giovedì, 8 Dicembre, 2022
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    Ospedali di Polla, Salerno, Nocera Inferiore: Odissea di una infartuata del Vallo di Diano

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    Ospedale di Polla- Ospedale di Salerno- Ospedale di Nocera Inferiore: sono le tappe dell’Odissea vissuta da una infartuata del Vallo di Diano. Oggi sta bene, ma apprendere quello che le è capitato lascia allo stesso tempo inorriditi, increduli e sbigottiti. Perché siamo consapevoli che la sua storia è anche la nostra storia: poteva succedere ad ognuno di noi. Questi i fatti: è il 19 Marzo, e siamo nel Vallo di Diano. Sono circa le 18:00 quando una signora di circa 70 anni viene visitata a casa dal medico, chiamato in seguito ad una indisposizione che dura da qualche giorno, pur se in modo discontinuo. Il medico effettua l’elettrocardiogramma ed il responso è immediato e preoccupante: un infarto è in atto. Immediata anche la reazione del medico, che in pochi secondi dispone l’immediato trasporto della signora presso l’Ospedale di Polla. I sanitari del Luigi Curto confermano la gravità della diagnosi: la signora viene immediatamente stabilizzata, e le viene applicato un pacemaker provvisorio. Un intervento provvidenziale che le salva la vita. A questo punto però l’odissea della paziente infartuata continua: per i successivi interventi di emodinamica e angioplastica si rende necessario il suo trasferimento in una struttura ospedaliera di terzo livello, perché l’Ospedale di Polla non è in grado di trattare la patologia in atto. L’ambulanza dell’Ospedale di Polla, con rianimatore a bordo, inizia il suo viaggio verso l’Ospedale San Leonardo a sirene spiegate, e la situazione sembra sotto controllo, anche se ovviamente il tempo passa e permane la gravità della patologia in atto. Dopo circa un’ora l’arrivo presso l’Azienda Ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona, dove però la signora non trova ad attenderla i sanitari, bensì la più amara delle sorprese: al San Leonardo nessuno sa niente del suo arrivo. Possiamo solo immaginare la scena drammatica che la signora ed i suoi familiari si sono trovati ad affrontare: non solo nessuno aveva avvisato i medici dell’Ospedale Salernitano, ma per di più alla signora viene addirittura negato il ricovero: “Non ci sono posti disponibili”. L’odissea di una donna infartuata del Vallo di Diano sta per trasformarsi in dramma. Ma come è potuto accadere? La risposta è talmente assurda da sembrare irreale: l’Ospedale allertato dai sanitari del Luigi Curto di Polla non era il San Leonardo di Salerno, ma il San Carlo di Potenza. Ed infatti – si scoprirà dopo- al San Carlo i medici sono da tempo in attesa dell’arrivo della signora e pronti ad intervenire: un’attesa che resterà vana: la signora è stata mandata all’Ospedale sbagliato con un infarto in atto, a centinaia di Km di distanza. E a questo punto gli eventi precipitano: rifiutato il ricovero al San Leonardo, non resta che dirigersi verso un altro Ospedale. Il più vicino è quello di Nocera Inferiore, ultima speranza per l’infartuata del Vallo di Diano, le cui condizioni stanno velocemente precipitando con il passare del tempo. L’ambulanza percorre i km tra Salerno e Nocera a sirene spiegate, ma la signora nel tragitto perde conoscenza: per ben due volte il rianimatore a bordo dell’ambulanza compie un vero e proprio miracolo, rianimandola e strappandola alla morte. A Nocera Inferiore la signora viene finalmente ricoverata in rianimazione. Sono ormai passate le 23:00. Ai familiari i sanitari non nascondono che la situazione è gravissima, e che la vita della signora è appesa a un filo. Un filo sottilissimo al quale i familiari e la signora si aggrappano disperatamente. La bravura dei medici dell’Ospedale di Nocera, insieme a quella del personale a bordo dell’Ambulanza, compirà alla fine un vero e proprio miracolo, perché oggi la signora ha superato la crisi, ed è tornata a casa. Un lieto fine che ci solleva, ma che ha il sapore del miracolo e che lascia aperti tantissimi interrogativi su quanto accaduto e sulle situazioni assurde e inconcepibili sperimentate da una signora infartuata del Vallo di Diano e dai propri familiari sulla propria pelle. Questa storia è soprattutto un monito alla schizofrenia del sistema della Sanità Salernitana, che alla fine salva una vita dopo aver fatto di tutto per perderla.

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