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domenica, 26 Giugno, 2022
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    Polla, uomo condannato per stalking. 3 pareri unanimi: “È importante fare rete”

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    È stato condannato un uomo di Polla per stalking a un anno e sei mesi di reclusione dal Tribunale di Lagonegro mentre la sua vittima si è costituita parte civile nel procedimento penale.

    “La donna ha avuto una relazione con quest’uomo e all’inizio sembrava che le cose funzionassero – dice il difensore della donna l’avvocato Rosy Pepe – poi quando ha deciso di troncare la relazione perché quest’uomo le impediva di lavorare, le faceva le scenate a lavoro, lui ha iniziato a stalkerizzarla. Sono cioè iniziate minacce tramite terze persone, con un bisturi e una pistola, inseguimenti con l’auto e appostamenti sotto casa, la faceva pedinare da altre persone. La donna così ha deciso di denunciare questi fatti. Infine attraverso un lavoro capillare e con la collaborazione della Procura e con le Forze dell’Ordine abbiamo chiesto una misura precautelare che era l’allontanamento dalla casa coniugale. Invece il Sostituto Procuratore ritenendo che nei comportamenti adottati ci fossero situazioni molto più gravi rispetto a quello che era stato denunciato ha applicato gli arresti domiciliari. È stato celebrato il giudizio immediato che si è concluso in questo caso in breve tempo. La mia attività è stata proprio quella di far venire fuori la verità e il giudice è addivenuto al suo convincimento”.

    Per Rosy Pepe se si conduce un lavoro sinergico sul territorio e si riesce a collaborare nella stessa direzione si riesce a sconfiggere il fenomeno. “Bisogna fare rete con i servizi sul territorio – continua – benvengano i comuni che chiedono di costituirsi parte civile nei processi di questo genere. È fondamentale non improvvisarsi paladini della violenza di genere senza aver maturato un’esperienza perché così si danneggiano le persone”.

    “In merito a questa sentenza siamo contente del risultato ottenuto perché la rete del territorio si è dimostrata unita nel dare risposte celeri ed efficaci alla donna che deciso di uscire dalla violenza – dice Katia Pafundi la responsabile del centro antiviolenza Aretusa che hanno seguito il caso – il centro, le forze dell’ordine, l’avvocato e la magistratura hanno gestito nel modo migliore possibile riuscendo a garantire la libertà alla vittima che con coraggio ha intrapreso un percorso di fuoriuscita dalla violenza. È un bel risultato per lei e per tutte le donne del luogo e per la rete”.

    “I servizi sociali hanno risposto bene – infine Antonio Florio del Piano di Zona –ha funzionato il meccanismo della presa in carico della donna stalkerizzata. I servizi ci sono e funzionano”.

    Antonella Citro

     

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