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mercoledì, 28 Settembre, 2022
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    Sala Consilina. Il Comune da il via l’azione per la rivendica dell’immobile Villa Diana

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    È tempo per il Comune di Sala Consilina di entrare in pieno possesso dell’immobile Villa Diana, abbandonato all’incuria e che, da anni ormai, è oggetto di una lunga vicenda giudiziaria che ha visto l’ente comunale scontrarsi con gli eredi di Morena Tommaso che, negli anni ’30 ricevette con regolare stipula di contratto di concessione, l’utilizzo del suolo demaniale al solo scopo di realizzare sullo stesso un albergo con ristorante per fini turistici.

    Dopo una lunghissima querelle giudiziaria, il tribunale di Sala Consilina prima e la Corte d’Appello successivamente, avevano confermato che il suolo su cui sorgeva l’immobile Villa Diana, essendo di natura demaniale non poteva essere usucapibile e, pertanto, gli stessi immobili che sorgono sul suolo di proprietà comunale, in base al principio di accessione, sono di proprietà del Comune di Sala Consilina. Nel gennaio scorso, il dirigente dell’Area Tecnica del Comune di Sala Consilina ha ufficialmente dichiarato la risoluzione degli antichi contratti sottoscritti nel 1932 e nel 1939 con il quale, all’epoca il commissario prefettizio, concedeva l’utilizzo dei suoli. Con delibera di giunta, l’amministrazione comunale punta ad entrare ufficialmente in possesso dell’area demaniale e degli immobili che insistono su di essa.

    L’amministrazione Cavallone, infatti, ha dato mandato affinché vengano messe in campo tutte le azioni necessarie a tutelare la proprietà dell’ente sul terreno e sugli immobili che, al momento, nonostante le sentenze di Tribunale e Corte d’Appello che hanno rigettato i ricorsi presentati dagli eredi di Morena Tommaso ed in cui i giudici hanno rilevato chiaramente la proprietà comunale di terreni e fabbricati, risultano ancora detenuti dagli eredi. L’amministrazione comunale è infatti pronta anche da intraprendere l’azione di rivendica per poter entrare in possesso dei beni riconosciti da sentenze degli organi giudiziari anche perché, come riportato nella delibera, gli stessi rappresentano beni di pubblica utilità da destinare ad una funzione sociale e di utilità per l’intera collettività.

    Anna Maria CAVA

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