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lunedì, 5 Dicembre, 2022
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    Sanità, spreco della sanità pubblica. La Campania maglia nera.

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    Nella giornata di ieri sul giornale “Il mattino” è  stato pubblicato un’inchiesta riguardante la spesa sanitaria sostenuta in Italia pari a 120 miliardi di euro che rappresenta quasi il 7% del PIL italiano. Da quanto appreso possiamo dire che la spesa sostenuta non è eccessiva tenendo conto che 43miliardi sono destinati agli stipendi, 24 agli acquisti di prestazioni specialistiche e ospedaliere di cliniche e medici privati,19 ai beni e servizi ,17 ai farmaci e 5 sono destinate a spese varie comprendenti anche oneri finanziari, ma nonostante ciò gli sprechi sono smisurati e evidenti sono le  differenze nella qualità dei servizi dalle diverse regioni e tra gli ospedali. Il primato negativo spetta nuovamente al sud e nello specifico è la Campania ad essere la regione più colpita con un tasso di ospedalizzazione pari al 56%, molto più alto rispetto a quello del Friuli Venezia Giulia. Ricoveri inutili, sostiene ancora una volta il mattino, ma ancora più bizzarra la situazione relativa al ricorso alle cure di pronto soccorso. Dai dati emersi lo scorso anno risultano più di 24 milioni i cittadini recatesi al pronto soccorso. Dati che potrebbero essere alleggeriti se fosse applicata la riforma dell’ex ministro Renato Balduzzi ,con un risparmio notevole , grazie all’apertura degli ambulatori dei medici di famiglia aperti 24 ore su 24. Un altro problema che viene evidenziato nell’articolo è quello  che in Italia è diventata abitudine la richiesta di apertura di ospedali ovunque. Da un elenco stilato dal ministro Balduzzi sono 132 gli ospedali da chiudere perché non hanno i requisiti standard di sicurezza,  di conseguenza pericolosi e non rispettano i parametri internazionali  di posti letto per numero di abitanti. Chiudere un ospedale inutile o pericolante non comporta solo un notevole risparmio , ma anche un miglioramento dell’assistenza del territorio trasformandolo in un ambulatorio di prima  istanza. Un altro paradosso sono la crescita dei centri di spesa, che per Il Mattino sono considerati  fonte di corruzione, sprechi e inefficienza, e la crescita dei costi standard dove è sempre la Campania ad avere il primato sostenendo una spesa di quasi 1500 euro per una semplice tac e così per le siringhe, il materiale per le medicazioni e per qualsiasi fornitura ospedaliera. Il risultato dei problemi fin ora elencati  ha come conseguenza un mal funzionamento delle strutture ospedaliere che negano il diritto alla salute degli italiani. Non mancano gli esempi negativi su questo punto: due anni di attesa per un intervento di ernia del disco, 14 mesi per una mammografia , nove mesi per una risonanza magnetica ,sei mesi per un controllo oncologico sono alcuni dei numeri che ci dovrebbero far riflettere e che confermano che gli sprechi della sanità pubblica sono ancora altissimi ma nessuna spending review finora è riuscita ad abbatterli.

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