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venerdì, 7 Ottobre, 2022
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    Sittin Volley. Michele Fiscina e il sogno di Tokyo 2020.

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    La storia diMichele Fiscina di Caselle in Pittari e del suo sogno di giocare le paraolimpiadi di Tokyo del 2020 sono racchiuse nella lunga intervista che il giovane ha concesso al portale ilbellodellosport.it. Michele racconta il terribile incidente che nel 2001 ha portato all’amputazione dell’arto inferiore sinistro e al lungo calvalrio per mettere le protesi. Proprio le protesi messe al centro Inail di Budrio a Bologna ha portato all’incontro con il campione di automobilismo e attuale plurimedagliato alle paraolimpiadi Alex Zanardi che come rivela Michele “mi ha insegnato che non bisogna mai mollare ma, soprattutto, essere umili”. Dall’incontro con Zanarsi nasce la voglia di arrivare alle paraolimpiadi e su quale sport praticare l’illuminazione arriva da un amico, Elia Tordo che nel 2016 suggerisce il sitting volley. Proprio il suo amico contattò il tecnico Teodoro Cicatelli responsabile della squadra di sitting volley di Nola, la più vicina per Michele che nel gennaio del 2016 fa il suo primo allenamento. Dal primo allenamento al Campionato Regionale vinto il passo è stato breve. Poi arriva la convocazione con la selezione regionale e la partecipazione al Campionto Nazioanale per regione svoltosi a Chieri in provincia di Torino. “In quei giorni – ha dichiarato Michele al portale – ho avuto modo di incontrare gente che era nel giro della Nazionale, atleti veri che hanno aumentato la mia voglia di sacrificarmi in questo sport”. Dopo un anno la passione non lo ferma e continua il suo impegno con il sitting volley che lo porta a giocare con il Tusciano sitting volley e a partecipare a diverse manifestazioni di carattere sociale “per far capire che la disabilita’ non è un ostacolo, anzi, fare sport aiuta sia a livello fisico che mentale”. “Mai arrendersi” è il messaggio che Michele Fiscina manda a tutti e poi chiude parlando del suo sogno: “arrivare un giorno nella Nazionale di sitting volley e, perché no, partecipare alle Para”. A noi non resta che fargli un grosso in bocca al lupo. 

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