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mercoledì, 25 Maggio, 2022
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    Sospeso dipendente INPS, accedeva abusivamente alle banche dati dell’Istituto per aiutare il figlio a gestire un patronato

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    Sospeso dal servizio un dipendente dell’I.N.P.S., indagato per truffa ed accesso abusivo al sistema informatico.

    Il provvedimento è stato adottato al termine di un’indagine della 1ª Compagnia di Salerno, sviluppata in stretta collaborazione con l’Ufficio provinciale dell’Istituto.

    Gli approfondimenti delle Fiamme Gialle sono partiti dopo che un cittadino aveva ricevuto la richiesta di 800 euro dal patronato presso il quale aveva sbrigato una pratica amministrativa. Questa pretesa era subito apparsa anomala, sapendo che i servizi resi dai patronati vengono remunerati direttamente dal Ministero del Lavoro. Ulteriori sospetti erano sorti quando aveva casualmente incontrato uno dei due responsabili del patronato proprio nei pressi della sede provinciale dell’INPS.

    M.N., classe ‘61, era a tutti gli effetti un dipendente dell’Ente di previdenza e da almeno tre anni svolgeva anche attività “extra” presso il patronato gestito dal figlio, in totale violazione dell’obbligo di esclusività del rapporto di pubblico impiego.

    In particolare, con i successivi accertamenti bancari sono emersi una serie di accreditamenti anomali di somme in contanti e assegni, verosimilmente corrisposti dai clienti del patronato a fronte dei servizi ricevuti: indizi di un vero e proprio “doppio lavoro”, fonte di introiti dei quali andranno ora approfonditi i risvolti di natura fiscale.

    Grazie al contributo della Direzione Provinciale dell’Istituto, sono stati ricostruiti oltre 41 mila accessi alle banche dati per ottenere informazioni utili al disbrigo delle diverse pratiche gestite dal patronato (certificati di pensione, cessioni del quinto, domande di maternità, disoccupazione e bonus). Si tratta di interrogazioni chiaramente abusive, anche perché l’impiegato già da tempo non ricopriva incarichi operativi.

    Notificata la sospensione dal servizio per 1 anno, dovrà ora rispondere dell’accusa di “truffa” e “accesso abusivo a sistema informatico”, reati per i quali rischia la reclusione fino a 5 anni.

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