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Riceviamo e pubblichiamo

"Gli avvocati Raffaele Falce e Alessandro Giani, in nome e per conto della società Life Art Gallery nonchè del socio amministratore Balaban Marina Sorina, del socio architetto Fabio Vece e del direttore artistico Mirko Mele, con riferimento all'articolo inerente al maxi sequestro ad un imprenditore nullatenente avvenuto a Battipaglia per una (presunta) evasione fiscale di 10 milioni di Euro,

PREMESSO CHE: pur non essendo direttamente citata, la società Life Art Gallery risulta facilmente individuabile laddove l'articolo, da un lato, fa riferimento, nell'ambito dei beni sottoposti a sequestro del presunto evasore, ad "una nota galleria d'arte di Battipaglia" di cui questi sarebbe titolare occulto, e, dall'altro, pubblica, a corredo dello stesso, una foto scattata all'interno della galleria della detta società ed opere ivi esposte;

CIO' PREMESSO, AI SENSI DELLA NORMATIVA INDICATA IN OGGETTO ED AL FINE DI RISTABILIRE LA VERITA' DEI FATTI E TUTELARE L'IMMAGINE DELLA SOCIETA' E DELLA COMPAGINE SOCIALE, CHIEDONO PROCEDERSI ALLA PUBBLICAZIONE, CON LO STESSO RISALTO ATTRIBUTITO ALL'ARTICOLO DELLE SEGUENTI RETTIFICHE:

1) la società Life Art Gallery è assolutamente estranea all'indagine per evasione fiscale oggetto dell'articolo in contestazione, la quale riguarda un soggetto non facente parte della compagine societaria e per operazioni che non attengono ad attività ad essa riconducibli; 2) non è vero che l'indagato risulta titolare della galleria. Invero, l'attività è stata gestita sempre dal socio-amministratore Balaban Marina e dagli altri soci, per quanto di competenza, e relativamente alla parte più strettamente operativa e gestionale, dal direttore artistico Mirko Mele; 3) tutte le operazioni effettuate dalla società Life Art Gallery (contratti, fatture, ecc.) sono state sempre regolarmente annotate nei libri, scritture contabili e bilanci che, pertanto, risultano perfettamente tenuti e conformi alla vigente normativa fiscale e tributaria".

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Dalla “smorfia” al gioco online: Campania prima nel gioco d’azzardo digitale

 

Se si dovessero descrivere gli elementi della tradizione campana, ci sarebbero sicuramente da annoverare il cibo, le bellezze naturalistiche, le opere d’arte, la passione calcistica e la smorfia napoletana. Dai numeri del “libro dei sogni” alle applicazioni digitali per giocare e scommettere, il passaggio è stato alquanto rapido e il popolo campano, creativo per natura, ha saputo traslare la passione per le carte, la cabala e la smorfia anche in rete.

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Fonte: Pexels

Cos’è la smorfia?

La smorfia non è altro che un “dizionario” in cui a ciascuna situazione, persona, evento o elemento corrisponde un numero su cui puntare al gioco del Lotto. In Campania, il gioco e la scommessa sono parte integrante della cultura e la smorfia, tipica della città di Napoli, ha da sempre fatto da sfondo a quest’intrattenimento. Ad onor del vero, esistono vari tipi di smorfie nella regione campana, a seconda della città o del paese in cui si gioca. L’etimologia della parola deriva, molto probabilmente, dal nome del dio del sonno nell’antica Grecia Morfeo: solitamente si usava giocare e quindi tradurre in numeri le situazioni e le cose venute alla mente in sogno. Celebre è la commedia di Eduardo De Filippo “Non ti pago” in cui i numeri vincenti 1, 2, 3 e 4 vengono dati in sogno dal padre di Ferdinando Quagliuolo al futuro cognato e, secondo la più classica commedia degli equivoci, questa situazione attiverà una serie di circostanze divertenti e riflessioni. La tradizione secolare del gioco in Campania non poteva rimanere impassibile al fenomeno che ha visto lo spostamento di tutti i giochi da casinò e di costume in rete, come finanche giochi di carte come la scopa e la briscola, grazie alla digitalizzazione massiccia che si è avuta negli ultimi 20 anni. 

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Fonte: Pexels

Dal Lotto ai casinò online 

Secondo i dati forniti da Agimeg, la spesa legata al gioco d’azzardo online in Campania è un’attività che rappresenta un business di oltre un miliardo di euro se si vanno a analizzare soltanto i primi mesi del 2020. Ai campani piacciono particolarmente i giochi di carte, questi fanno parte della cultura della regione del Vesuvio e la possibilità di ritrovarli anche online su dispositivi mobili, pc e tablet ha sicuramente avvantaggiato questo tipo di intrattenimento. Secondo un recente studio, i giocatori in Italia sono cresciuti del 18% e la Campania si trova sul podio per ciò che concerne questa dinamica assieme alla Sicilia e al Lazio, subito dietro Lombardia e Marche. Il profilo dei giocatori campani è prevalentemente maschile e giovane: gli uomini rappresentano il 62% del totale e  la media d’età è sotto i 45 anni, dato spiegabile con il fatto che la digitalizzazione ha toccato sicuramente di più le fasce giovani. In calo giochi come il Lotto e l’ippica, due capisaldi del gioco in Campania, che sono stati rimpiazzati con sempre maggiore insistenza da app su dispositivi mobili e addirittura dalle scommesse sugli eSport, nuovo fenomeno che spopola non soltanto fra i più giovani. Indubbiamente il settore del gioco online ha aperto un indotto non indifferente anche nel mercato del lavoro. I primi sei mesi del 2020 hanno dimostrato che il gioco online è stato uno di quegli ambiti economici che non ha subito flessioni insieme alle attività di consulenza e, riassumendo, tutto ciò che non comporta una presenza fisica. 

Il fascino di tutto questo processo risiede proprio nel passaggio dalla tradizione alla digitalizzazione mantenendo una connotazione molto popolare. Non è raro infatti vedere nelle strade del capoluogo campano giovani e anziani colloquiare con fare di intesa e darsi vicendevoli consigli e scambiandosi aneddoti relativi alla tradizione della smorfia, ai numeri da giocare e quale applicazione utilizzare per divertirsi.

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Prosegue, con intensità e dati ancora in miglioramento, lo sviluppo della Banca Monte Pruno all’interno della Città di Salerno.

Tra poco più di quattro mesi saranno, infatti, tre gli anni dall’apertura della 18esima Filiale della Banca, la quale continua a generare risultati soddisfacenti a supporto della comunità salernitana.

Un percorso di sviluppo che ha visto un posizionamento rapido della Banca a Salerno, in perfetta linea con le dinamiche pianificate e con l’obiettivo di crescere a piccoli passi, con oculatezza e senza concentrare i rischi operativi. 

I dati economici della Filiale testimoniano un trend di crescita che ha portato il montante complessivo, cioè la somma tra i depositi ed i finanziamenti, a 100 milioni di euro.

I depositi della clientela, a fine giugno 2020, ammontano a 58 mln di euro, mentre i finanziamenti erogati sono pari a circa 43 mln di euro.

I valori del primo semestre 2020 confermano percentuali di aumento molto interessanti, le quali denotano un potenziamento della quota di mercato della Banca Monte Pruno nella Città di Salerno. 

La raccolta, per l’appunto, registra +10%, gli impieghi +12%, a dimostrazione della strategia della Banca di supportare il contesto economico in una fase molto particolare e delicata, nonché in perfetta linea con la filosofia aziendale di trasmettere al territorio fiducia e solidità.

Non è mancata una forte attività, in conseguenza dell’emergenza COVID, nei confronti della clientela della Filiale con numerosi nuovi affidamenti concessi ed una consistente quota di moratoria sui mutui.

I rapporti totali accesi presso la Filiale raggiungono le 2.500 unità.

Da qualche giorno, inoltre, la stessa, oltre gli uffici amministrativi di Corso Vittorio Emanuele in pieno centro Città, è stata oggetto di un restyling grafico che ha ottimizzato, ancora di più, l’immagine della sede di Via Settimio Mobilio. Presso la Filiale, inoltre, è attivo un ATM-Bancomat che consente di compiere in completa di sicurezza, H24 e tutti i giorni della settimana, tutte le operazioni bancarie dai versamenti, ai prelievi ed ai bonifici.

“La crescita di Salerno – ha commentato il Direttore Generale Michele Albanese – ci dà enorme soddisfazione e conferma un buon trend di crescita della Banca nell’intera zona di competenza. I numeri sono sempre fondamentali e rappresentano la fotografia della realtà, ma siamo altrettanto felici del lavoro svolto a Salerno in termini di presenza e relazioni, fattori che non erano assolutamente scontati, ma che ha confermato la bontà di un modello di fare banca a servizio delle persone attraverso l’ascolto, la cordialità e la disponibilità. Sono valori che hanno premiato la nostra Banca nel tempo, lo stanno facendo su Salerno e l’augurio è che possa essere così sempre nell’intero territorio di competenza del nostro istituto di credito co operativo”.

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Le ASL campane devono recuperare le somme erogate alle case di cura in virtù dell'accordo sottoscritto il 28 marzo scorso tra la Regione Campania e l'AIOP ( Associazione Italiana Ospedalità Privata) Campania. Proseguono le indagini scattate a seguito dell'azione della Corte dei Conti che, nelle scorse settimane aveva dichiarato lo stop all'accordo dando mandato alla guardia di Finanza per acquisire documenti ed atti negli uffici delle ASL. Contestualmente è stato anche fatto divieto alle aziende sanitarie di erogare le somme stabilite nell'ambito dell'accordo e, laddove già versate, di recuperarle.

Un'azione che ha portato sulle barricate le strutture private che parlano di impossibilità a saldare il dovuto al personale ed, in alcuni casi, si dicono anche pronte a dichiarare fallimento. Diversi i punti da chiarire in merito all'accordo scaturito a seguito del blocco imposto dalla Regione Campania, nella fase iniziale del Covid, a tutte le prestazioni sanitarie ed ai ricoveri nelle strutture sia pubbliche che private fatte salve le prestazioni di pronto soccorso, oncoematologiche e ginecologiche. Dato che in Campania gran parte delle strutture private accreditate sono prive di pronto soccorso, si sono ritrovate a dover valutare la chiusura con la messa in cassa integrazione del personale.

In alternativa è arrivato l'accordo con la Regione Campania che ha inserito le case di cura nel programma di intervento per l'emergenza Covid a cifre però eccessivamente elevate. L'ente regionale, infatti, avrebbe previsto, attraverso l'accordo, un budget di 700 euro al giorno per ogni letto occupato in terapia sub intensiva e 1200 euro al giorno per letto occupato in terapia intensiva. Tariffe superiori ad ogni altra regione italiana. Inoltre alle case di cura veniva riconosciuto il 95% del budget ordinario mensile, cifra superiore a quanto stabilito nei decreti governativi la cui soglia era fissata dall'80% a massimo il 90%. In quest'ultimo caso si potrebbe pensare che vi è una eccedenza del solo 5% rispetto a quanto previsto dal "Cura Italia".

Ma un altro problema è emerso nell'ambito delle indagini. Pare infatti che la Regione Campania oltre a non aver emesso delibera per ratificare l'accordo inserendo al suo interno il richiamo ai decreti governativi, per i pagamenti ha adottato strumenti legislativi ogni volta diversi tra decreti dirigenziali come per la riabilitazione oppure delibere di giunta nel caso di interventi di specialistica ambulatoriale. Intanto l'inchiesta va avanti mentre tutte le ASL Campane sono impegnate a recuperare le somme già erogate alle case di cura visto la sospensione dell'accordo da parte della Corte dei Conti.

Anna Maria CAVA

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