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Danno erariale da 20 milioni di euro. Dall'inchiesta che sta portando avanti la magistratura contabile sugli accordi tra Regione Campania e sanità privata, sembra arrivare la conferma dell'iniziale sospetto che, nel maggio scorso, aveva portato poi ad avviare le indagini sugli accordi intercorsi nel periodo di emergenza Covid tra la Regione e le associazioni AIOP (Associazione italiana ospedalità privata) e ARIS (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari).

Un patto sottoscritto in piena emergenza coronavirus per poter disporre di posti letto di terapia intensiva e sub intensiva per la cura di malati affetti da covid 19. Secondo quanto emerge dall'inchiesta e come pubblicato dal quotidiano Corriere del Mezzogiorno, però, pare gli accordi sottoscritti siano risultati particolarmente svantaggiosi dell'ente regionale, soprattutto se paragonato ai medesimi accordi sottoscritti dalle altre regione italiane. Pare infatti che 56 strutture private avrebbero ricevuto somme in modo non corretto e che venivano erogate per il 95% del budget mensile, indipendentemente dal valore delle prestazioni ottenute.

Un rimborso che è stato inserito direttamente nell'accordo in cui si legge anche che la somma poteva anche essere percepita sulla base della semplice disponibilità offerta e non necessariamente legata all'assistenza fornita in maniera effettiva ai pazienti covid. Insomma, sembrerebbe che la Regione Campania, avrebbe versato somme di denaro alla sanità privata per la cura dei pazienti Covid anche senza alcun ricovero.

Sotto la lente d'ingrandimento della magistratura della Corte dei Conti anche le cifre giornaliere erogate per i posti letto messi a disposizione in terapia intensiva e sub intensiva: 1200 euro al giorno per la prima e 700 euro per la seconda somme decisamente più alte e condizioni più vantaggiose per le strutture private a danno dell'ente regionale, rispetto anche a Regioni in cui l'emergenza Covid era ben più preoccupante e dove, peraltro, i fondi venivano percepite dai privati solo per prestazioni effettivamente erogate. Un accordo quindi che, secondo quanto emerge, potrebbe aver provocato un cospicuo danno erariale che ammonterebbe a 20 milioni di euro di soldi pubblici.

Anna Maria CAVA

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