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Un’ultima analisi condotta da eminenti accademici italiani (dell’Università di Trento, in collaborazione con il Policlinico San Matteo, l’Università di Pavia, l’Università di Udine ed il Politecnico di Milano) sottolinea che le restrizioni “possono contenere i contagi anche senza vaccini, restando fondamentali nella prima fase della campagna vaccinale per ridurre costi sanitari e decessi”. Secondo gli esperti, allentando le misure il rischio è di avere “altri 50mila morti” entro gennaio 2022, che salirebbero “a 90mila con vaccinazioni lente”. Dunque, le misure restrittive dovranno essere mantenute in maniera adeguata almeno fino alla completa immunizzazione dei soggetti più vulnerabili, per evitare che le nuove varianti facciano di nuovo impennare contagi e decessi.

Dai dati emerge che la vaccinazione influisce meno sulla curva epidemica rispetto alle restrizioni. La soluzione migliore, spiegano gli esperti, sono le misure intermittenti. Infatti, partendo prima con una fase di chiusura si potrebbero ridurre i decessi (da 47mila a 27mila, con una lenta introduzione del vaccino) ed i costi del sistema sanitario, evitando un sostanziale aggravamento delle perdite socioeconomiche;  nondimeno, questa strategia avrebbe lo stesso costo economico dell’apertura-chiusura, salvando, però, almeno 14mila vite.

Federico D’ALESSIO

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