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Con lo sblocco dei licenziamenti, che partirà il primo luglio 2021, potrebbero essere più di centomila i "tagli" nel Mezzogiorno.

«Il prezzo più caro in termini occupazionali e dunque sociali toccherà con tutta probabilità alle micro e piccole imprese commerciali e in particolare del turismo, il settore sicuramente più danneggiato dalla pandemia - fa sapere Srm, la Società di studi e ricerche del Mezzogiorno -. E parliamo di lavoratori che sono stati aiutati in questi durissimi mesi di chiusura dai sussidi garantiti dallo Stato e dalla Cassa integrazione ordinaria per Covid. Ora il loro futuro sembra ancora più complicato, visto che molte delle piccole o piccolissime imprese di riferimento avranno enorme difficoltà a ripartire. Non è un mistero che ci sia un problema di liquidità irrisolto: si fa fatica a reperire anche 7-8mila euro per riprendere l’attività e il sistema degli usurai è dietro l’angolo».

Più di 30mila i possibili licenziamenti nella sola Campania, la regione che a livello industriale ed economico è sicuramente la prima del Sud. La bomba sociale, dunque, rischia di esplodere. Oltre tutto, la maggior parte dei lavoratori a rischio non sono sindacalizzati, soprattutto perché occupati in microimprese, e dunque nemmeno tutelati adeguatamente.

Federico D'ALESSIO

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