Cronaca

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Gli Agenti della Polizia di Stato hanno arrestato una donna per evasione, sorpresa fuori dal proprio domicilio, presso cui era ristretta al regime degli arresti domiciliari.

In particolare, i Poliziotti della Sezione Volanti della Questura di Salerno, durante i controlli anticovid di ieri pomeriggio, hanno fermato un’automobile, condotta da una donna, in compagnia di una sua amica.

La conducente, una 23enne ebolitana, a bordo di un’autovettura utilitaria italiana noleggiata, è stata controllata dagli Agenti della Polizia: alla richiesta di esibizione dei documenti e dei motivi dello spostamento, la giovane ha esibito anche una riproduzione fotografica di una prenotazione di una visita medica presso uno Studio specialistico completamente fuori dall’itinerario.

Gli Agenti hanno approfondito il controllo ed hanno  immediatamente accertato che la persona sottoposta a controllo risultava essere una delle 47 persone arrestate dalla Polizia di Stato lo scorso 24 febbraio, responsabili, a vario titolo, di associazioni a delinquere finalizzate al traffico illecito di sostanze stupefacenti ed estorsioni, anche all’interno del Carcere di Salerno.

In particolare, la 23enne doveva rimanere agli arresti domiciliari, a seguito dell’ordinanza di custodia emessa dall’Autorità Giudiziaria del tribunale di Salerno, che ha previsto le misure cautelari in carcere o al domicilio per gli indagati arrestati nell’operazione.

Estranea ai fatti è risultata invece la passeggera, a cui è stata comunque elevata la sanzione amministrativa per aver violato le misure di contenimento della normativa anticovid ed essersi spostata senza giustificato motivo. La persona arrestata è stata anche sanzionata ai sensi della normativa covid per violazione delle misure di contenimento previste per l’area rossa.

Cronaca

Icarabinieri del Nucleo Operativo di Sapri hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, D.R., 60enne di Celle di Bulgheria già noto alle forze dell’ordine, ritenuto responsabile del reato di detenzione abusiva di arma alterata e del relativo munizionamento.

I militari, al termine di mirati accertamenti, hanno eseguito una perquisizione locale a casa dell'uomo, risultato in possesso di una carabina ad aria compressa di libera vendita cal. 4.5 che, ad una prima analisi, sembrava essere più potente del normale. Infatti, la stessa è stata sequestrata ed analizzata da un perito balistico che ha confermato il sospetto dei carabinieri. L’arma era stata modificata ed aveva aumentato la potenza di fuoco. Insieme alla stessa sono state sequestrate anche delle munizioni.

Il tutto è stato posto sotto sequestro anche per poter eseguire ulteriori ed approfonditi accertamenti mentre l’uomo, arrestato, dopo le formalità di rito, è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

Federico D'ALESSIO

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Circa 70 illeciti legati al conferimento dei rifiuti sono stati individuati negli ultimi mesi nel Comune di Centola grazie alle “fototrappole”, telecamere usate dalla polizia municipale per combattere le irregolarità in materia di nettezza urbana.

A comunicarlo è il sindaco di Centola, Carmelo Stanziola. “Gli uffici comunali – ha spiegato il primo cittadino – hanno già inoltrato 30 verbali a domicilio. Altri quaranta verranno inoltrati nelle prossime ore. Molti di loro non sanno ancora di essere stati beccati dalle fotocamere. Questi gesti vanno fortemente contrastati. Anzi colgo l’occasione per comunicare che questi tipi di controlli verranno ulteriormente intensificati nei prossimi giorni”.

“Purtroppo — ha aggiunto il vicesindaco con delega all’ambiente Silverio D’Angelo — ci sono ancora molti cittadini irriducibili che sporcano e danneggiano il nostro Comune. Alcuni sono anche recidivi, li abbiamo beccati due volte in poche settimane. Il problema, oltre ad essere di natura ambientale e soprattutto culturale. C’è ancora qualcuno che pensa che gettare i rifiuti nel fiume è una cosa giusta”.

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Nei giorni scorsi, la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Salerno ha sequestrato, nel corso di due distinte operazioni, circa 40.000 mascherine e 200 termoscanner non a norma.

Un primo intervento è stato eseguito dalle Fiamme Gialle della 1ª Compagnia di Salerno che, a seguito di una segnalazione al numero di pubblica utilità 117, si sono recate presso la sede di un noto grossista nella zona industriale della città, rinvenendo quasi 1.700 mascherine FFP2 che non rispecchiavano i requisiti essenziali di qualità stabiliti dalla normativa vigente. Oltre alla falsa marcatura CE, apposta peraltro solo sulle confezioni, non anche sui singoli dispositivi privi di ogni informazione di dettaglio, è stato riscontrato che il “certificate of compliance” (il documento a garanzia della conformità alle specifiche caratteristiche tecniche) era stato rilasciato da un ente non abilitato alla valutazione di quella tipologia di presidi. I successivi approfondimenti hanno consentito di ricostruire la filiera di distribuzione, rintracciando un punto vendita di Giffoni Valle Piana, dove le mascherine erano già state messe in commercio.

Sempre qualche giorno fa, i Finanzieri della Compagnia di Cava de’ Tirreni hanno a loro volta scoperto un negozio di elettronica del centro metelliano in cui i dispositivi commercializzati erano del tutto sprovvisti del marchio comunitario. Si tratta di circa 30 mila tra mascherine e termoscanner, senza neanche la descrizione in lingua italiana, forniti da un consorzio farmaceutico di Fisciano, dove i militari, durante un successivo sopralluogo, hanno trovato ulteriori 8.000 pezzi non a norma.

Al termine delle due attività di servizio, sono stati così sottoposti a sequestro un totale di circa 40.000 prodotti irregolari, del valore commerciale complessivo di oltre 220 mila euro, potenzialmente pericolosi per la salute dei consumatori, dal momento che non risultano correttamente testati. Il rivenditore salernitano e l’esercente di Giffoni sono stati denunciati alla Procura della Repubblica per frode nell’esercizio del commercio, reato punito con la reclusione fino a due anni. Tuttora al vaglio, invece, la posizione dei due commercianti di Cava e Fisciano, i quali rischiano una sanzione amministrativa fino a 7 mila euro.

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