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“La Farnesina segue con la massima attenzione gli sviluppi in coordinamento con l’Autorità Centrale italiana che, ai sensi della Convenzione dell’Aja si occupa della sottrazione internazionale dei minori. Il nostro Ambasciatore a Mosca è intervenuto ai massimi livelli per chiedere l’esecuzione  delle sentenze russe che hanno stabilito in via definitiva il rientro di Sofia in Italia. La Farnesina continuerà a lavorare  per favorire una soluzione della vicenda che tenga conto del superiore interesse di Sofia consentendole di rientrare in Patria”. Questa la nota del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, indirizzata a Tommaso Pellegrino, Capogruppo di Italia Viva in Consiglio regionale della Campania, che lo scorso 19 marzo aveva rivolto un appello affinchè si risolvesse le delicata questione della piccola Sofia, bimba di Teggiano di soli quattro anni, sottratta al papà, Luigi Di Salvio, nel settembre 2018 dalla madre e portata in Russia con l’inganno.

“Voglio ringraziare il Ministro Luigi Di Maio – ha commentato Pellegrino – per la sensibilità  dimostrata e la celerità con la quale ha risposto alla mia istanza. E’ motivo di conforto la conferma che il governo, e in particolare il ministro degli Esteri, tramite la preziosa azione dell’Ambasciatore in Russia e del Console Generale a Mosca, sono in contatto con le autorità russe per la risoluzione di questa ingiusta e drammatica vicenda. Sono convinto che il nostro Paese farà valere il rispetto degli accordi internazionali  nell’interesse superiore della piccola Sofia, per far sì che possa ritornare ad abbracciare il papà”.

 
 
  
 
 

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A conclusione di articolata attività d'indagine, i Carabinieri della Stazione di Eboli hanno arrestato in flagranza di reato una persona, GG , classe 94 residente in Eboli, pluripregiudicato per tentato furto aggravato e attualmente sottoposto alla misura della libertà vigilata.

Dopo aver rotto con una pietra una porta-finestra di un laboratorio di pasticceria di Eboli, è stato immediatamente bloccato dai militari operanti mentre era intento ad asportare alcuni macchinari del laboratorio. L'arrestato è stato tradotto presso la propria abitazione agli arresti domiciliari in attesa del giudizio per direttissima previsto nella mattinata odierna.

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Su delega della Procura della Repubblica di Salerno, i Finanzieri del Comando Provinciale hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo fino alla concorrenza di 700 mila euro, a carico degli amministratori di due società del Salernitano che si occupano della lavorazione e vendita di marmi.

Il provvedimento del GIP presso il Tribunale del capoluogo è stato adottato sulla base dei riscontri acquisiti dai militari della Tenenza di Battipaglia durante la verifica fiscale di una delle due imprese.

In particolare, è emerso che il personale risultava formalmente assunto da una società per essere poi di fatto impiegato dall’altra. In astratto si tratterebbe di una sorta di outsourcing (esternalizzazione), una pratica ammessa dal Legislatore, a determinate condizioni, per consentire che taluni servizi secondari siano direttamente appaltati ad imprese esterne.

Il rischio, però, è che l’impresa che ha “in carico” la manodopera sia soltanto uno schermo societario, per consentire al soggetto che di fatto la impiega di usufruire, in questo modo, di un illegittimo abbattimento delle imposte.

Nel caso concreto, la società effettivamente operativa ha potuto contabilizzare fatture relative ai costi del personale quantificate in un milione e 600 mila euro, detraendo indebitamente anche l’IVA per 350.000 euro. Nel contempo, quella operativa solo “sulla carta” non ha effettuato alcun versamento d’imposta, pur a fronte di tutte quelle fatture emesse.

Il danno complessivo per l’Erario è stato quindi determinato in oltre 700 mila euro.

Su iniziativa della Procura della Repubblica di Salerno, il G.I.P. del Tribunale alla sede ha pertanto disposto il sequestro di beni nella disponibilità degli indagati, fino alla concorrenza dell’evasione accertata, per garantire il recupero delle somme sottratte all’Erario. Nel corso delle perquisizioni, i Finanzieri hanno sinora rinvenuto e cautelato liquidità sui conti correnti ed un capannone, per un valore complessivo che supera i 700.000 euro.

I due imprenditori sono ora chiamati a rispondere dell’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omesso versamento dell’IVA e somministrazione fraudolenta di manodopera, accuse per le quali rischiano fino a 8 anni di reclusione.

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Irregolarità e mancato rispetto delle norme anti-covid sono emerse nel corso dei controlli effettuati nel Vallo di Diano dai Carabinieri della Compagnia di Sala Consilina, guidati dal capitano Paolo Cristinziano, che hanno chiuso due bar per 5 giorni e sanzionato 7 persone.
 
Nel locale di Montesano sulla Marcellana i militari hanno trovato gli avventori intenti a consumare nonostante i divieti mentre in quello a Sala Consilina i clienti stavano giocando a carte.

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