Cronaca

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GDFREDDITOCITTADINANZA

Sono proprietari di ville, auto e moto di grossa cilindrata ma, per quanto dichiarato all'INPS, avevano diritto al Reddito di Cittadinanza. Sono stati denunciati in 48 dalla GdF di Salerno per aver indebitamente ricevuto oltre 330mila euro complessivamente. 

Gli accertamenti sono stati svolti dalle Fiamme Gialle di Cave de'Tirreni, Nocera Inferiore e Scafati riscontrando irregolarità in 48 istanze dell'Agro nocerino-sarnese in cui si era stata fatta menzione del possesso di beni, liquidità e fonti di reddito.

Qualcuno ha dichiarato di dover pagare l'affitto dell'appartamento e invece nella realtà era il proprietario che riscuoteva il canone, qualcun altro aveva dimenticato di segnalare l'acquisto di auto e moto. Da altri (in due casi) non era stato dichiarato di possedere abitazioni diverse dalla prima casa del valore di 300mila euro. C'era poi chi aveva vinto diverse migliaia di euro al gioco online (200mila in 5 casi) senza citarli, chi lavorava in nero e chi era iscritto all'AIRE quindi di fatto residente all'estero.

A tutti è stato revocato il contributo, denunciati a piede libero rischiano fino a  6 anni di reclusione. Sono in corso le operazioni di sequestro e recupero delle somme illegalmente intascate.

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Due ragionieri del Genio civile si fanno consegnare una mazzetta da 1000euro, bloccati per mano dei Carabinieri della Compagnia di Sapri subito dopo la consegna del denaro. É successo nella giornata di ieri a Palinuro, dove i due sono stati arrestati in flagranza con l’accusa di concussione in concorso dai militari della Stazione di Centola Palinuro.

Avevano preso di mira un imprenditore del posto che si era reso disponibile ad effettuare dei lavori di somma urgenza per la pulizia del fiume Lambro per garantire il regolare deflusso delle acque viste le violente piogge delle settimane passate. I lavori venivano eseguiti con il criterio della compensazione fra il prezzo delle ore lavorative effettuate ed il prelievo del materiale in esubero, idoneo alla commercializzazione, il tutto dietro specifica verifica tecnica. I due ragionieri si dovevano occupare di certificare l’ammontare del lavoro svolto. Questo il loro ruolo. Ma nei giorni avevano avvertito l’imprenditore che “comportandosi bene” avrebbero potuto guadagnare più soldi specificando che per comportarsi bene avrebbe dovuto consegnare la somma di 1000 euro in contanti.

L’imprenditore preoccupato e preso dall’ansia per la richiesta inusuale, ha deciso di denunciare tutto ai Carabinieri di Palinuro, che lo hanno rassicurato e hanno predisposto il servizio di osservazione. I due ragionieri sono stati infatti bloccati subito dopo la consegna del denaro. Alla vista dei militari hanno anche cercato di disfarsi della busta lanciandola dal finestrino dell’auto inutilmente, ormai erano stati colti sul fatto. Ora, su disposizione dell’AG di Vallo della Lucania, sono ai domiciliari in attesa di giudizio.

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Assolta per non aver commesso il fatto e risarcita per ingiusta detenzione. Finesce un incubo giudiziario per la 40enne rumena di Albanella finita in carcere per un presunto giro di prostituzione.

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Questa mattina, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore, i Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali, emessa dal G.I.P. del Tribunale, dott. Luigi Levita, che dispone la custodia cautelare in carcere a carico di 5 persone e gli arresti domiciliari a carico di 3 persone residenti tra le provincie di Napoli e Salerno, ritenute a vario titolo responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata al compimento di plurimi reati contro la persona e il patrimonio, nonché estorsione, ricettazione e autoriciclaggio. Contestuali perquisizioni personali e locali sono state effettuate, su delega della Procura della Repubblica, a carico di altri 7 indagati in stato di libertà per i medesimi reati.

Le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Angelo Rubano e dal Procuratore della Repubblica dott. Antonio Centore, hanno preso spunto da elementi indiziari acquisiti nel mese di ottobre 2019 dai Carabinieri di Scafati e della Sezione Radiomobile di Nocera Inferiore in occasione di un controllo e sequestro di un’autovettura rubata a bordo della quale viaggiava uno degli arrestati, che procedeva a breve distanza rispetto ad altra autovettura occupata da 3 complici (anch’essi arrestati oggi). Dallo sviluppo degli elementi investigativi documentati nella circostanza e, in particolare, dall’estrapolazione del contenuto degli smartphone nella disponibilità delle persone controllate e deferite (video, immagini, file audio, chat telematiche), è scaturita un’articolata attività d’indagine protrattasi nei mesi successivi attraverso la minuziosa ricostruzione degli episodi in cui gli indagati risultavano coinvolti, l’identificazione dei correi e delle parti offese, l’analisi delle denunce presentate in relazione alle specifiche tipologie di reato nel territorio di riferimento e l’escussione delle stesse vittime.
 
Tali attività hanno consentito di reperire gravi, molteplici e concordanti elementi indiziari circa l’esistenza di un’associazione per delinquere dedita stabilmente al compimento di plurimi furti di autovetture e al conseguimento di illeciti profitti attraverso la loro rivendita nel mercato occulto dei veicoli rubati ovvero, in alternativa, la restituzione ai legittimi proprietari dietro pagamento di una quota estorsiva secondo il consueto e rodato modello del “cavallo di ritorno”.
 
Il sodalizio, composto da soggetti residenti a Scafati, Angri, Boscoreale, Torre Annunziata, Terzigno, Pompei e Castellammare di Stabia, operava permanentemente tra le province di Napoli e Salerno (in particolare, Agro nocerino-sarnese e paesi vesuviani) attraverso una suddivisione dei compiti e la creazione di uno spazio virtuale di circolazione interna delle informazioni e delle comunicazioni operative inerenti all’attività associativa costituito da una chat sulla piattaforma WhatsApp denominata dagli stessi partecipanti “Gli sfiammati”.
 
Il modus operandi della consorteria prevedeva dapprima apposite attività ricognitive sul territorio al fine di individuare le autovetture da rubare. Gli esemplari che risultavano di potenziale interesse per ubicazione e condizioni esteriori venivano sottoposti ad accurata e metodica indagine attraverso la consultazione di applicazioni telematiche, disponibili sulla rete internet, da cui gli indagati prelevavano informazioni sul veicolo e sul proprietario che venivano utilizzate sia per la selezione di quelli di interesse in base alle potenzialità di profitto, sia per instaurare contatti estorsivi una volta perpetrato il furto. Individuato l’obiettivo utile, esso veniva asportato grazie alle abilità predatorie e al contestuale utilizzo di dispositivi elettronici, in grado di acquisire il controllo delle componenti di bordo bypassando la centralina, forniti da persona dotata di competenze specialistiche in materia, residente in provincia di Bari e che risponde, in ragione di tale condotta, di partecipazione al sodalizio. Il mezzo asportato veniva lasciato “riposare” per alcuni giorni in un parcheggio o altro luogo in cui non desse nell’occhio per evitare il rischio di immediata localizzazione da parte del proprietario e, superato indenne tale periodo, destinato alternativamente alla descritta restituzione estorsiva ovvero alla ricettazione.
 
Nel corso delle indagini, sono stati acquisiti compiuti elementi di responsabilità circa la consumazione di 13 furti di autovettura, 16 episodi di ricettazione, 3 estorsioni e 2 casi di autoriciclaggio consistiti nell’asportazione dei dispositivi GPS al fine di impedirne la localizzazione successiva alla sottrazione furtiva. Numerosi altri episodi sono tuttora in fase di individuazione e ricostruzione prendendo spunto dalla cognizione solo parziale o frammentaria finora acquisitane.

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