Cronaca

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23 anni di reclusione a Giuseppe Petrillo per l'omicidio di Nicola Di Gloria. E' questa la sentenza della Corte d'Assise di Salerno, presieduta dal giudice Giovanna Allegro, emessa oggi pomeriggio dopo circa 8 ore di camera di consiglio. Dunque il 32enne ed unico imputato del processo per l'omicidio del 61enne pensionato, avvenuto a Polla la notte del 7 Maggio 2010, è stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario. Oltre ai 23 anni di pena carceraria Petrillo è stato condannato ad una provvisionale di 20mila euro e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Dunque ha retto l'impianto accusatorio e sono state accolte le tesi dell'accusa che, rappresentata dal pubblico ministero Carlo Rinaldi, nella requisitoria pronunciata una settimana fa aveva chiesto una pena di 24 anni. Le conclusioni dell'accusa erano state sposate dall'avvocato di parte civile, Sebastiano Tanzola, che si era associato alle richieste dell'accusa chiedendo il riconoscimento ai familiari di Nicola Di Gloria del diritto al risarcimento del danno. I giudici sono entrati in camera di consiglio questa mattina intorno alle 10,30, e ne sono usciti poco dopo le 18,00. Nicola Di Gloria, ex dipendente dell'Asl Salerno 3, era stato ritrovato senza vita ai margini di una strada in località Intranita, con il corpo che era stato schiacciato dal peso di un veicolo. Dagli esami medico legali era emerso che il 61enne era stato accoltellato all'addome, ma la ferita non sarebbe stata sufficiente ad ucciderlo. Il pensionato sarebbe quindi sopravvissuto se non fosse stato successivamente investito, subendo lesioni gravissime agli organi interni. Petrillo aveva ammesso la lite con il pensionato, ma negato di aver avuto intenzione di ucciderlo. Il suo difensore, l'avvocato Teresa Sorrentino, aveva chiesto ed ottenuto che sul 32enne fosse eseguita una perizia psicologica, che aveva riscontrato alcune anomalie. La difesa, oltre a chiedere il riconoscimento dell'incapacità di agire, aveva chiesto l'assoluzione per Giuseppe Petrillo evidenziando -dal suo punto di vista- la sua estraneità ai fatti imputatigli. Secondo la tesi difensiva Petrillo avrebbe accoltellato il pensionato ma senza procurargli la morte, sopraggiunta in un secondo momento, per mano di un'altra persona. La Corte d'Assise ha però condiviso l'impianto accusatorio e la ricostruzione del PM Carlo Rinaldi, che aveva coordinato le indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Sala Consilina, condannando Petrillo a 23 anni. Grande soddisfazione è stata espressa dopo la lettura della sentenza dall'Avvocato di parte civile Sebastiano Tanzola: "Le tesi dell'accusa da noi condivise sono state accolte in pieno –sottolinea- e questo dimostra la bontà del lavoro svolto dalla Procura della Repubblica e dai Carabinieri di Sala Consilina nel ricostruire nei minimi dettagli questa drammatica e violenta vicenda. Lo dimostra la sentenza, quasi perfettamente corrispondente alla richiesta formulata dal PM Rinaldi".

Antonio Sica

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A Sant'Arsenio ennesimo caso di furto da parte dei "soliti ignoti" all'interno del cimitero. Questa volta ad essere prese di mira dai ladri sono state numerose cappelle, dalle quali sono stati trafugati i canali di scolo in rame. In corso le indagini da parte dei carabinieri della stazione di Polla

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Tutti i dettagli di come si è arrivati alla soluzione dell'efferato omicidio di Polla nell'intervista realizzata al Tenente Vincenzo Izzo, Comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Sala Consilina

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E' stato il perfetto funzionamento della macchina della cosiddetta "giustizia di prossimità" a consentire la risoluzione- lampo dell'efferato omicidio di Olena Tonkoshkurova, la donna di origini ucraine di 50 anni ritrovata martedì a Polla con la gola sgozzata nella sua abitazione in fiamme di Via Porta Del Bagno. E' questa la prima considerazione –che deve sicuramente far riflettere- emersa dalle parole del procuratore capo di Sala Consilina Amato Barile e confermata dal comandante provinciale dei carabinieri Francesco Parrulli e dal vice comandante della compagnia carabinieri di Sala Consilina Vincenzo Izzo. L'immediatezza con la quale il procuratore Carlo Rinaldi è giunto sul posto dell'omicidio poco dopo la sua scoperta ha consentito di coordinare fin da subito le indagini nel modo più opportuno, mentre la conoscenza capillare del territorio e delle comunità residenti da parte dei Militari dell'Arma di Sala Consilina e di Polla, ovviamente collaborati dai colleghi del reparto operativo e scientifico di Salerno, ha consentito il restringimento del campo di indagine e alla fine la soluzione del delitto. Trovare l'assassino nelle prime 24 ore -è stato evidenziato nella conferenza stampa svoltasi ieri presso la procura della Repubblica di Sala Consilina- era fondamentale, visto che le prove trovate sul luogo del delitto erano poche o inesistenti, e che con il passare del tempo tutto sarebbe diventato molto più complicato. In questa ottica è evidente ed è emerso ancora di più nelle ultime drammatiche ore quanto sia di fondamentale importanza per garantire sicurezza al territorio la sopravvivenza del presidio di giustizia del Vallo di Diano e della Procura della Repubblica di Sala Consilina, ed anche il mantenimento agli attuali standard operativi della Compagnia Carabinieri di Sala Consilina e delle varie stazioni. Solo questi elementi, che insieme costituiscono il fulcro della "giustizia di prossimità" ha consentito la veloce soluzione dell'efferato omicidio che tranquillizzato la comunità di Polla sotto shock. Ed a tradire l'assassino, il 27enne ucraino Dmytro (zastanesky) Zastavnetskyi, è stata la bicicletta da lui utilizzata per abbandonare il luogo del delitto. Dall'immagine del mezzo le capacità investigative dei militari dell'arma, scesi in campo con oltre 40 unità a Polla per perquisizioni ed interrogatori nella notte tra martedì e mercoledì- hanno consentito di risalire al colpevole che, messo alle strette, ha confessato. L'ennesimo femminicidio di questo 2013 davvero troppo tormentato per le donne, trova assurda spiegazione in una lite per futili motivi, tra la vittima e l'assassino, giunta dopo un rapporto sessuale consenziente in un contesto caratterizzato dai fumi dell'alcool. In preda all'ira il 27enne sferra il tremendo colpo alla gola della vittima con un coltello da cucina, poi si lava e appicca l'incendio alla casa, probabilmente per nascondere le tracce. E scappa con la sua bicicletta, che però lo ha tradito.
Antonio Sica

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