Cronaca

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I militari delle Stazioni Carabinieri Forestale di Sicignano degli Alburni e di Buccino, nell’ambito di controlli mirati al rispetto della normativa ambientale, hanno effettuato accertamenti nella filiera di lavorazione e commercializzazione del pellet. Le verifiche hanno avuto inizio nella zona industriale di Buccino presso la sede operativa di un’impresa che si occupa di movimentazione ed imballaggio di pellet e nel corso degli accertamenti è emerso che l’opificio lavorava senza il prescritto provvedimento di autorizzazione alle emissioni in atmosfera sebbene producesse sostanze polverulenti convogliate in condotta. I militari hanno inoltre rinvenuto nell’opificio pellet imbustato e destinato al commercio che riportava in etichetta la dicitura “prodotto certificato ENPLUS A2”, certificazione non legalmente posseduta dal produttore. All’esito del controllo hanno pertanto posto sotto sequestro 15 tonnellate di pellet ed il capannone oltre che deferito il responsabile alla Autorità Giudiziaria. In contemporanea i militari della Stazione Carabinieri Forestale di Sicignano degli Alburni hanno avviato accertamenti presso l’impianto di produzione del pellet, situato nell’area industriale del comune di Postiglione, per verificare la legalità dei marchi di certificazione utilizzati e riscontrare quanto emerso nel corso del primo controllo. E’ emerso, come accertato tramite l’Associazione Italiana Energie Agroforestali, che la ditta produttrice non risulta in possesso della certificazione riportata in etichetta e commercializzava quindi pellet contraffatto. I militari hanno quindi sequestrato 102 tonnellate di pellet già imbustato e 15 bobine di plastiche per imbustare pellet sulle quali sono stampati i marchi mendaci; deferiti alla AG i rappresentanti legali dell’impresa.

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Dopo l’indagine dei carabinieri del comando provinciale di Salerno che ha scongiurato che il Vallo di Diano diventasse una nuova terra dei fuochi, il Forum dei Giovani di Teggiano ringraziando le varie forze dell'ordine che sono intervenute per evitare tale massacro ambientale, ha voluto poi esprime la propria rabbia verso le 7 persone che hanno avuto dal gip del Tribunale di Potenza un'ordinanza di custodia cautelare; soprattutto verso la persona di Luigi Cardiello, soprannominato "Re Mida" attualmente in carcere.
Vogliamo esprimere il nostro disappunto, scrivono i ragazzi del forum, anche verso la maggior parte delle istituzioni locali del Vallo di Diano poichè non hanno espresso una parola di rabbia sui social o sui giornali verso tale situazione. Non è la prima volta che sentiamo queste notizie riguardanti i rifiuti tossici nel Vallo di Diano purtroppo. Eo oggi Vogliamo capire Perchè? Perchè gran parte dei sindaci non hanno detto ancora nulla? Perchè gran parte delle istituzioni restano in silenzio?
Noi diciamo: "Basta! Basta con l’omertà, basta con il qualunquismo, basta con le approssimazioni".

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OP CARABINIERI RIFIUTI

Le due inchieste che hanno visto coinvolto il Vallo di Diano risultato area di interesse per traffici illeciti da parte delle organizzazione criminali, ha spinto la politica ad intervenire.

In particolare si registra l'intervento dell'amministrazione comunale di Sala Consilina che ha voluto esprimere, a nome di tutta la comunità, i ringraziamenti alle forze dell'ordine ed in particolare ai Carabinieri della Compagnia salese guidati dal Capitano Paolo Cristinziano per l'importante lavoro svolto che ha permesso di fermare le cosche prima che prendessero pieno possesso del territorio, riuscndo subito ad intercettare l'interesse delle cosche per il comprensorio.

"L’Amministrazione Comunale di Sala Consilina - scrivono - esprime pubblicamente il proprio ringraziamento ai rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri in forza presso la Compagnia di Sala Consilina, ed al suo comandante Cap. Paolo Cristinziano, i quali in sinergia con il comando provinciale di Salerno, hanno espletato un servizio svolto a sostegno della collettività Valdianese durante la delicata operazione che ha portato a sette arresti nel Vallo di Diano per traffico di rifiuti pericolosi ed inquinamento ambientale".

Non si fa attendere neanche l'intervento del Comune d Atena Lucana, peraltro area interessata dagli sversamenti dei rifiuti tossici, come appuato dai carabinieri e dove, a breve, dovrebbero partire nuove indagini attraverso attività di scavo. In questo contesto si inserisce la dichiarazione dell'amministrazione comunale di Atena che annuncia la volontà di costituirsi parte civile in un eventuale processo per reati ambientali. "Il 29 Ottobre 2019 - scrivono -  il Comune di Atena Lucana deliberò come apposito indirizzo politico, che il Comune si costituirà parte civile negli eventuali processi penali per i reati ambientali che interessano l’ambiente e il territorio comunale, sussistendo un danno patrimoniale o non patrimoniale per l’Ente esponenziale della comunità localeQuanto comunicato dal dott. Curcio, Procuratore della Repubblica di Potenza, - evidenziano - va purtroppo a confermare i nostri timori e ci convince delle decisioni prese con la delibera dell’Ottobre 2019".

Con ancor più forza e determinazione, - prosegue il commento - il Comune di Atena Lucana ribadisce la volontà di costituirsi parte civile nell’eventuale processo penale per i reati che interessano l’ambiente e il territorio comunale,e non esiterà ad attivare dispositivi amministrativi efficaci per salvaguardare e tutelare la salute pubblica".

Anna Maria CAVA

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Un'altra maxi operazione vede coinvolte diverse aree del meridione d'Italia partendo dalla Puglia con le procure di Lecce e Taranto che sono entrate in azione insieme alla Procura di Potenza per le operazioni effettuate nel Vallo di Diano che hanno visto l'esecuzione di ulteriori 10 misure cautelari da parte dei carabinieri della Compagnia diretta dal Capitano Cristinziano e denominata la Febbre dell'Oro.

In questo caso le indagini hanno permesso di scoprire una vera e propria organizzazione criminale dedita al contrabbando di idrocarburi e denominata la Febbre dell'oro Nero che, anche in questo caso, ha visto coinvolto Raffaele Diana legato da affari con una società di carburanti del Vallo di Diano.Un coinvolgimento che puntava ad allargare l'azione criminale in un territorio come il Vallo di Diano che risultava incontaminato.

45 le misure cautelari emesse nel complesso di cui 10 nel Vallo di Diano. 45 le misure cautelari emesse nel complesso di cui 10 nel Vallo di Diano. Le accuse vanno dall'associazione mafiosa all'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati. Dalle indagini sono stati accertati collegamenti con i clan casalesi. Le indagini che hanno riguardato il Vallo di Diano sono partite nel 2018. 

Anna Maria CAVA

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