Cronaca

Cronaca

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno sta procedendo alla esecuzione di due decreti di sequestro finalizzati alla confisca (emessi dal Tribunale di Salerno – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia) nei confronti di Fabbrocino Francescantonio (classe 1956), nipote di Mario Fabbrocino, e Piccirillo Antonio (classe 1947) ritenuto prestanome del primo. Entrambi pluripregiudicati e già sottoposti a misure cautelari di tipo custodiale.

Il clan Fabbrocino costituisce una delle organizzazioni criminali di maggiore tradizione della Regione Campania. Già orbitante nella famiglia napoletana di Cosa Nostra, ha successivamente operato nell’area compresa tra il Nolano ed il Vesuviano, svolgendo numerose attività illecite, tra le quali il traffico di stupefacenti, estorsioni, omicidi. Si tratta di una organizzazione criminale con spiccata vocazione imprenditoriale, operante in vari settori, che ha saputo, nel tempo, reinvestire in attività economiche i profitti illecitamente maturati, anche allo scopo di occultarne la provenienza.

Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza hanno consentito di accertare l’esistenza di sofisticati meccanismi elaborati al fine di occultare la diretta titolarità delle ricchezze accumulate grazie alle attività illecite svolte dal clan, mediante il ricorso all’intestazione fittizia di quote societarie ed immobili ad otto “prestanome”.

Sono stati accertati reimpieghi di somme illecite, nel periodo 2004-2010, per oltre 1,5 milioni di euro.

Gli investigatori sono riusciti a ricostruire l’esatto compendio dei beni accumulati, nonostante i soggetti utilizzati come “schermi”, tutti incensurati, godessero di una posizione imprenditoriale tale da far passare inosservati i cospicui flussi finanziari ed investimenti immobiliari, non lasciando trapelare alcun segnale di irregolarità, dimostrando che Fabbrocino Francescantonio continuava di fatto a gestire la contabilità delle aziende ed a mantenere la titolarità dei beni.

Le società sequestrate, operanti sull’intero territorio della provincia di Salerno, operano nel settore immobiliare e della grande distribuzione di noti marchi di prodotti alimentari.

Alla base dei provvedimenti di sequestro, oltre alla notevole sproporzione tra i redditi dichiarati e le ricchezze riconducibili ai due destinatari, vi è la propensione a delinquere di entrambi i soggetti destinatari della misura, uno dei quali, ancorché ristretto agli arresti domiciliari, pur di non rinunciare alla gestione in prima persona degli affari, incontrava regolarmente, presso la propria abitazione, collaboratori ed agenti della "rete vendite". 

Al termine di complessi approfondimenti investigativi, sono stati sottoposti a sequestro 9 complessi aziendali, 53 appartamenti, 4 villini, 17 garage, 8 appezzamenti di terreno e 16 partecipazioni in società di capitale, per un valore complessivo stimato in oltre 13 milioni di euro.

L’amministrazione giudiziaria di tali aziende garantirà la continuità aziendale, salvaguardando così i posti di lavoro e i contratti in essere. 

Le attività investigative svolte, oltre a ribadire l’impegno della Procura della Repubblica di Salerno nel settore del contrasto alle accumulazioni patrimoniali illecite, evidenzia l’attenzione che viene costantemente posta nel monitoraggio della zona del Cilento. 

Le possibilità di investimento nel settore del turismo, accresciute dalla crisi economica derivante dalla emergenza sanitaria tuttora in atto, infatti, rendono quel territorio particolarmente esposto a infiltrazioni di organizzazioni criminali di varia provenienza, non solo campana, ed espongono l’intera area alla presenza mafiosa, capace di incidere significativamente su quel tessuto economico ed imprenditoriale che ha portato, specie negli ultimi anni, alla valorizzazione dell’intera area, esponendola a pesanti rischi sia per quanto concerne la tenuta dell’assetto sociale che di quello economico, fondato sul rigoroso rispetto delle norme ambientali.

Cronaca

ospedale

Criticità presso l'Ospedale Luigi Curto di Polla ed in particolare presso l'U.O. di NEUROLOGIA dove alcuni operatori sono confinati all'interno del reparto da ben 3 giorni.  La UIL FPL chiede immediate soluzioni. Dopo l'accertata positività al Covid di una paziente ricoverata presso l'U.O. di Neurologia del Luigi Curto è stata disposta la chiusura del reparto con gli operatori rimasti al suo interno per evitare contatti e quindi i contagi.

Secondo le disposizioni sanitarie la paziente doveva essere trasferita presso un ospedale Covid che, però, al momento è impossibilitato ad accogliere altri pazienti non avendo più posti disponibili. La UIL FPL si mobilita a favore degli operatori

"Da venerdì alle 7 - scrivono dalla UIL FPL Salerno - gli operatori sanitari dell'ospedale di Polla sono confinati nel reparto di Neurologia per la presenza di una paziente positiva al Covid e non viene trasferita negli centri presposti al Covid per mancanza di posti. Gli operatori - continuano - sono in tensione perché non c'è soluzione a breve. Quindi come Uil Fpl Salerno si ravvisa la soluzione ad horas anche perché vi sono altri pazienti presenti e gli stessi operatori sanitari sono in grossa difficoltà e stress per il possibile contagio. Urge - concludono - al più presto un coordinamento  provinciale sul Covid 19. L'Asl non può permettere tutto questo".  

Cronaca

controlli carabinieri

Controlli a tappeto dei Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno, per il rispetto delle ordinanze restrittive - anti Covid-19 - emanate dal Governo, nonché dal Presidente della Regione Campania a seguito della serrata di ieri sera dalle ore 23.00. Oltre 300 i militari impegnati tra Salerno e provincia nell’attento monitoraggio di zone sensibili e aree di interscambio.

Nei vari quartieri della città e nelle fasce costiere amalfitana e cilentana, i militari delle locali compagnie Carabinieri d'intesa con il 7° nucleo elicotteri Carabinieri di Pontecagnano, insieme a quelli del NIL e del NAS, hanno controllato numerosi esercizi pubblici ed elevato sanzioni per violazioni delle norme restrittive. Fondamentale il contributo delle Stazioni Carabinieri, che assicurano la presenza per il 95% del territorio provinciale e che sono le prime e principali fonti di informazioni sui territori in merito al rispetto delle regole.

Il servizio è stato predisposto allo scopo di prevenire e reprimere gli aspetti problematici del divertimento notturno nella zona in cui si concentrano i locali di ristorazione e di somministrazione di bevande, al duplice fine di assicurare l’osservanza delle vigenti disposizioni nazionali e regionali in materia di contenimento del contagio epidemiologico, etc. Centinaia i servizi anti-Covid e prevenzione generale.

Nel centro cittadino, nell’agro Nocerino Sarnese e Piana del Sele, dalle ore 23.00 alle ore 02.00, ci sono state diverse manifestazioni contro le decisioni restrittive che, grazie alla massiccia presenza di militari si sono svolte senza incidenti e terminavano pacificamente.

Cronaca

Durante un ordinario servizio di controllo del territorio, nei giorni scorsi, la Guardia di Finanza di Salerno ha scoperto l’ennesimo caso di smaltimento illecito dei rifiuti.

Nel mirino dei Finanzieri, stavolta, una nota società di produzione di calcestruzzo di Battipaglia, al confine con il territorio del Comune di Pontecagnano.

L’attenzione delle Fiamme Gialle della 1a Compagnia era stata attirata dalla presenza di sedimi fangosi che affioravano dalle acque del fiume Tusciano, il quale sfocia nel Golfo di Salerno, dopo aver attraversato l’area naturale protetta del Parco Regionale dei Monti Picentini.

Nel ripercorrere le tracce di quei sedimenti, i militari sono giunti a ridosso della sede dell’impianto di betonaggio dell’impresa, con una superficie di oltre 12.000 mq, tutti ricadenti nella zona di interesse paesaggistico.

Nel corso della successiva ispezione, è emersa l’esistenza di una vera e propria discarica “a cielo aperto”: scarti merceologici più disparati, ma anche rifiuti speciali, tra cui rocce di scavo, inerti di origine edilizia, placche di cemento, residui di manto stradale, materiali ferrosi e parti di macchinari arrugginiti, depositati in modo incontrollato sul suolo, ad appena 10 metri dall’alveo del fiume.

A monte dell’impianto sorgeva inoltre una vasta area - di circa 3.000 mq - che, ancorché destinata alla produzione del cemento, mediante l’immissione del granulato nel vagliatore, era stata adibita a rimessa di diversi materiali e, in quel momento, era quasi interamente occupata da breccia e sabbia.

Se a ciò si aggiunge l’assenza di un sistema di regimentazione delle acque del piazzale, sul quale venivano sistematicamente ammassati i rifiuti e avevano luogo le operazioni di carico e scarico degli inerti, si deduce facilmente la portata del danno generato. Seguendo la naturale pendenza del terreno, infatti, i reflui raggiungevano il vicino argine, trascinando fanghi, sedimenti e polveri che, a causa del mancato funzionamento del macchinario per l’irrigazione a pioggia, erano soggette a volatilità e dispersione.

All’atto del controllo, l’imprenditore non è stato ovviamente in grado di esibire alcuna abilitazione all’esercizio della propria attività, che mai gli sarebbe stata concessa, in quell’area soggetta al vincolo paesaggistico.

Per impedire il protrarsi della condotta illecita, i Finanzieri hanno sottoposto a sequestro l’azienda e tutta l’area utilizzata per lo smaltimento illecito, con una superficie che supera i 13.000 mq.

L’arresto fino ad un anno e l’ammenda fino a 26 mila euro sono le sanzioni penali per le gravi violazioni alla normativa in materia ambientale di cui potrà essere chiamato ora a rispondere il responsabile, denunciato alla Procura della Repubblica di Salerno.

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