Cronaca

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Si è conclusa nella giornata odierna un’operazione di polizia marittima volta a verificare il rispetto della normativa vigente per la commercializzazione del pescato che ha visto impegnati i militari della Guardia Costiera nell’intero Compartimento marittimo di Salerno, da Positano a Sapri.

L’attività ispettiva ha interessato i centri di vendita all’ingrosso di prodotto ittico della provincia di Salerno ed è stata diretta al controllo della corretta etichettatura e tracciabilità del pescato nonché delle informazioni relative all’attività di cattura per la tutela degli stock ittici e la salute del consumatore finale. Il prodotto della pesca, infatti, per essere destinato alla vendita, deve rispondere ai requisiti di igiene, qualità e tracciabilità in ogni fase della filiera affinché tutte le informazioni attestanti la provenienza legale del pescato siano garantite al cittadino.

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All’esito dei controlli, i militari hanno accertato, in 5 diversi punti vendita all’ingrosso, la presenza di pescato privo delle informazioni idonee ad assicurarne la provenienza e hanno sottoposto a sequestro 125 kg di prodotto ittico. In totale, sono state elevate sanzioni amministrative per un importo di 7.500 euro.

Si raccomanda, ancora una volta, di acquistare esclusivamente prodotto ittico che assicuri il rispetto della normativa vigente relativa alla corretta tracciabilità del pescato, evitando di acquistare pescato di dubbia provenienza o illecitamente venduto.

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Su disposizione della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, i finanzieri del Comando Provinciale di Salerno hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, finalizzato alla confisca per equivalente, nei confronti dell’amministratore di sostegno di una donna diversamente abile, indagato per essersi appropriato quasi per intero del patrimonio dell’assistita, gestito su delega del Giudice Tutelare.

Le indagini sono state avviate in seguito alla denuncia presentata dai nipoti della signora che, poco dopo la sua morte, hanno appreso, con grande sorpresa, che l’eredità lasciata era pressoché nulla. È parsa subito una circostanza anomala, considerate le disponibilità finanziarie della zia, la quale difficilmente avrebbe potuto dissiparle, tenuto conto del modesto tenore di vita condotto.

l sospetti si sono immediatamente concentrati sul cugino che, nel 2010, era stato nominato amministratore di sostegno della donna e da allora curava, tra le altre cose, anche la gestione di tutti i suoi averi; nel corso degli approfondimenti investigativi, le Fiamme Gialle della Tenenza di Vallo della Lucania hanno esaminato i movimenti sui conti correnti della defunta, sui quali il nipote F.M. di 59 anni, aveva piena delega ad operare.

Sono stati così ricostruiti, negli anni dal 2010 al 2018, ripetuti prelevamenti e bonifici per importi notevoli, sempre a favore dell’uomo, senza apparenti giustificazioni e, soprattutto, senza darne alcuna comunicazione al Giudice Tutelare, verso il quale aveva invece l’obbligo di rendicontare tutte le operazioni inerenti all'amministrazione patrimoniale svolta.

In particolare nel 2011, gli investigatori hanno addirittura scoperto un bonifico di 90.000 euro e due prelievi, rispettivamente, per 35 e 25mila euro, eseguiti nell'arco di soli 3 mesi, che non hanno trovato alcun riscontro nell'elenco delle spese dichiarate al Tribunale. Si tratta di denaro di cui, d’altra parte, l’indagato ha fatto perdere nel tempo qualsiasi traccia sui propri conti correnti e depositi intestati. Al termine degli accertamenti finanziari, è stato quantificato in circa 380mila euro l’ammontare complessivo delle somme sottratte alla zia dal 59enne di Salerno, abusando del mandato ricevuto.

Sulla scorta degli elementi indiziari raccolti, la Procura della Repubblica di Vallo della Lucania ha emesso quindi un decreto di sequestro preventivo, fino alla concorrenza del denaro impropriamente utilizzato. Allo stato, i militari hanno cautelato due immobili nel centro di Salerno, il cui valore attuale è stimato in circa 240mila euro. Il responsabile dovrà rispondere dell’accusa di peculato, reato per il quale rischia una condanna fino a 10 anni e 6 mesi di reclusione.

Cronaca

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A Casal Velino è stato arrestato un 34enne,originario di Scafati, per maltrattamenti in famiglia.
 
Non era il primo episodio, purtroppo. L'uomo, già noto alle forze dell'ordine, al termine di una furibonda lite, si è scagliato violentemente contro la compagna coetanea e questa volta le ha spaccato in testa un vaso in coccio rendendo necessario il trasporto della donna in ospedale per  numerosi punti di sutura. Immediato l'intervento dei militari della Compagnia di Vallo della Lucania che hanno assicurato alla giustizia l'uomo, ora agli arresti domiciliari su disposizione dell'Autorità Giudiziaria di Vallo della Lucania.
 
La 34enne è al sicuro nell'abitazione di alcuni familiari.
 
La diffusione alla stampa della notizia è un'ulteriore occasione per far comprendere a coloro che sono vittima di violenza tra le mura domestiche - fa sapere il Comando Compagnia Carabinieri di Vallo della Lucania - che la fine dell'incubo inizia rivolgendosi alle forze dell'ordine.

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I carabinieri della Stazione di Santa Cecilia di Eboli hanno denunciato una persona di 62 anni originaria di San Giuseppe Vesuviano titolare di un'azienda bufalina in località Torre Paladino di Eboli per smaltimento illecito di reflui zootecnici.

I militari hanno individuato un condotto utilizzato per lo scolo dell'acqua piovana dove confluivano una parte degli scarti zootecnici prodotti dall'azienda. Il condotto andava ad alimentare il canale consortile che durante il suo percorso veniva utilizzato da diverse aziende per l'irrigazione dei prodotti ortofrutticoli e sfociava nel fiume Sele a distanza di circa 1km dal mar Tirreno.

I controlli sono partiti a seguito di diverse segnalazioni giunte dai cittadini e proprietari delle aziende agricole i quali segnalavano come l'acqua in diverse occasioni oltre ad avere colori strani emanava odori nauseabondi. L'individuazione dell'azienda è stata possibile grazie all'utilizzo dei droni dei vigili del fuoco che  hanno consentito, con la loro professionalità, di individuare e monitorare il canale oggetto d'indagine.

Il titolare è stato deferito all' autorità giudiziaria di Salerno per reati in materia di rifiuti e inquinamento ambientale.

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