Cronaca

18 anni per ottenere giustizia su un caso di morte sul lavoro. Un lungo percorso che si è concluso con esito positivo per la famiglia di Vito Gregorio di Laurino, grazie anche al lavoro meticoloso degli avvocati difensori Antonio Gnazzo e Antonio De Paola. Il 6 giugno del 2000, durante lavori per la realizzazione di una condotta fognaria comunale, Vito Gregorio, operaio della ditta appaltatrice dei lavori, perse la vita restando travolto 90 mc di terreno. Da allora parte un lungo percorso giudiziario per la Famiglia Gregorio che, assistiti dagli avvocati Gnazzo e De Paola.

Una vicenda che aveva visto un inizio non favorevole per i familiari dell'operaio che, dopo oltre 8 anni, avevano dovuto fare i conti con la decisione, arrivata il 15 dicembre 2008 dal tribunale di Vallo della Lucania, di estinzione del reato per sopravvenuta prescrizione. Una decisione che avvocati e familiari della vittima non avevano accettato, impugnando la sentenza presso al Corte d'Appello di Salerno. Anche in questo caso la decisione fu favorevole agli imputati che furono assolti. Gli avvocati Gnazzo e De Paola non si sono arresi ed hanno continuato a sostenere le ragioni della famiglia Gregorio, rivolgendosi alla Suprema Corte di Cassazione. Decisione che portò alla svolta. La IV sezione Penale della Corte di Cassazione, infatti, annullò la sentenza, trasmettendo gli atti alla Corte d'Appello di Napoli che, a sua volta, condannò gli imputati a 2 anni di reclusione. Ma la vicenda non si concluse così. Uno degli imputati, propose ricorso in Cassazione dopo aver rinunciato alla prescrizione. Lo scorso 8 gennaio la lunga trafila giudiziaria arriva finalmente a conclusione.

La III Sezione Penale della Corte di Cassazione infatti, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da uno degli imputati confermando in via definitiva la sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Appello di Napoli. La famiglia Gregorio, dopo 18 anni di attesa, grazie alla tenacia degli avvocati Antonio Gnazzo e Antonio De Paola che hanno assistito i familiari dell'operaio in tutti i gradi di giudizio, ottiene finalmente giustizia con il riconoscimento delle responsabilità per la morte del loro congiunto. La moglie e i figli dello sventurato operaio, si augurano che lo Stato riconosca la lentezza della macchina giudiziaria sperando anche di non dover attendere altri venti anni per ottenere il legittimo, dovuto ristoro degli ingenti danni patrimoniali  subiti. 

Anna Maria Cava

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