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L'ASL di Salerno pone fine alle polemiche nate a seguito dell'assegnazione dei macchinari per processare i tamponi negli ospedali salernitani. Dei macchinari in consegna, mancava l'apparecchiatura destinata all'ospedale Civile di Roccadaspide, assegnata, pare al Luigi Curto di Polla. Chiusa la discussione. L'Azienda sanitaria ha infatti disposto l'acquisto di un nuovo macchinario destinato proprio all'Ospedale di Roccadaspide che potrà così provvedere a processare i tamponi direttamente in loco. Nelle ultimi ore l'ASL di Salerno ha infatti avviato una procedura per l'acquisto di un nuovo macchinario da consegnare all'ospedale di Via Santa Palomba

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OSPEDALE-DI-POLLA

10 posti covid prossimi all'attivazione presso l'ospedale Luigi Curto di Polla. Anche il rpesidio ospedaliero pollesi inizia ad attivarsi per la gestione dell'emergenza in atto. Nelle scorse ore è stato consegnato il macchinario per l'esame dei tamponi prelevati presso il presidio ospedaliero per una risposta più rapida di eventuali contagi sul territorio. Altra importante notizia la prossima attivazione di 10 posti letto riservati alla gestione dei casi covid. L'autorizzazione è arrivata nella mattinata di oggi con l'attivazione ufficiale che dovrebbe avvenire entro la metà della prossima settimana.

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Per di potenziare ulteriormente la rete covid-19 pubblica l’Unità di Crisi della Regione Campania ha chiesto ai Direttori Generali delle Asl di "iconvertire tutti i reparti, per i quali in via temporanea si è provveduto alla sospensione delle attività di ricovero ospedaliero in elezione, in reparti covid-19 ed avviare processi organizzativi per dedicare ulteriori interi presidi ospedalieri ai pazienti covid”. “In questo ultimo periodo, si legge nella nota, si osserva un rapido incremento dei casi di infezione da covid-19 ed un repentino peggioramento della pandemia, compatibile con uno scenario di tipo III, così come definito dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, con progressione maggiore in alcune regioni, tra cui la Campania. L’Unità di Crisi, lo scorso 15 ottobre, ha introdotto ulteriori misure per fronteggiare l’emergenza epidemiologica provvedendo a definire un potenziamento dell’offerta di posti letto della rete covid-19 pubblica. In considerazione della situazione pandemica che sta  evidenziando sempre più segnali di criticità dei servizi sanitari si è reso necessario sospendere in via temporanea, sia le attività di ricovero ospedaliero in regime di elezione, che le attività ambulatoriali non urgenti nelle strutture sanitarie pubbliche”.

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11 milioni di italiani rischiano di morire a causa della mancanza di cure. Non c'è solo il Covid. L'emergenza epidemiologica ha provocato la paralisi del servizio sanitario nazionale. Un effetto che era stato riscontrato già nella prima fase della diffusione del Covid 19 con gli ospedali in  tilt e la difficoltà ad accedere alle cure sanitarie per altre patologie. Ritardi e rinvii di operazioni chirurgiche necessarie sono state un effetto dell'epidemia che oggi, in questa seconda onda di emergenza si sta ripetendo. Stop alle operazioni per la cura di altre patologie se non di estrema urgenza.

Lo ha deciso l'unità di crisi della Regione Campania che, dopo il provvedimento emanato lo scorso 17 ottobre con lo stop dei ricoveri e interventi chirurgici programmati presso tutti gli ospedali delle ASL Campane, oltre che dei servizi ambulatoriali, ha stabilito ieri: la sospensione dei ricoveri programmati sia medici che chirurgici differibili e non urgenti presso le Case di Cura Private Accreditate e gli Ospedali Classificati del Sistema Sanitario Regionale; delle attività ambulatoriali nelle predette Strutture, ad eccezione di quelle recanti motivi di urgenza, nonché di quelle di dialisi, di radioterapia e oncologiche – chemioterapiche". Priorità alla gestione dei casi covid con il personale sanitario che dovrà essere impiegato nella gestione dell'epidemia. E mentre la Regione Campania, recependo le disposizioni emanate con decreto legge dello scorso marzo, blocca le prestazioni sanitarie anche nelle strutture private, oncologi, ematologi e cardiologi scrivono al Premier per chiedere un incontro urgente a tutela di tantissimi pazienti che, a causa dell'emergenza covid, vengono privati delle cure necessarie ad evitare un peggioramento delle patologie.

Un problema che riguarda circa 11 milioni di italiani che rischiano di perdere la vita a causa di difficoltà ad accedere alla cure necessarie per evitare un aggravamento delle patologie di cui soffrono. Secondo quanto denunciato dalla Fondazione Insieme contro il Cancro, dall'Associaizione Italiana Oncologia Medica, dalla Società Italiana Ematologia e dalla Società Italiana Cardiologia, le cure mediche, con l'emergenza covid, stanno tornando indietro di decenni. Anni e anni di ricerca per la cura di gravi patologie onco-ematologiche e cardiologiche, sono stati cancellati in un attimo dall'emergenza Covid che ha preso il sopravvento, facendo registrare un aumento della mortalità tra i pazienti affetti da patologie oncologiche, ematologiche e cardiologiche. I dati riferiscono di pazienti affetti da patologie gravi che hanno subito una sospensione delle cure. A cio si aggiunge un 20% della popolazione fragile che ha rinunciato a recarsi nei centri specializzati per effettuare le prescritte terapie, per paura dei contagi. Dimezzati inoltre i ricoveri per ictus e infarto con numerosi pazienti che si sono curati a casa con conseguenza il decesso oppure gravi danni a cuore e cervello.

Anna Maria CAVA

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