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mercoledì, 5 Ottobre, 2022
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    Vibonati, Scognamiglio e i consiglieri di Entra nel Futuro tornano in consiglio comunale

    Si deduce l’erroneità del convincimento del Tar” e “ciascun sottoscrittore della lista, all’atto dell’apposizione della propria firma, sarebbe stato consapevole della lista e dei relativi candidati che avrebbe inteso appoggiare“. Sono queste alcune delle motivazioni addotte dai giudici del Consiglio di Stato che reintegrano i 4 consiglieri di opposizione di Vibonati del gruppo Entra nel Futuro. Giovanni Scognamiglio candidato alla carica di sindaco nella lista, Dario Ruocco, Vincenzo De Filippo e Antonio Scognamiglio tornano quindi ad occupare i posti assegnati all’esito delle lezioni comunali e che avevano dovuto abbandonare nei mesi scorsi, per effetto di un ricorso presentato dalla terza lista in campo che non aveva raccolto il consenso necessario per occupare posti in consiglio. “Giustizia è fatta“: questo il commento del capogruppo Giovanni Scognamiglio che aveva presentato ricorso contro la sentenza del TAR  e che aveva accolto la tesi dei ricorrenti del gruppo Paese Mio, escludendo quindi la lista Entra nel Futuro. Ora arriva la sentenza definitiva del Consiglio di Stato a cui il gruppo Entra nel Futuro si era appella.

    Il Consiglio di Stato – si legge nella sentenza – in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado“. Tra le motivazioni che portano alla reintegrazione dei consiglieri comunali Giovanni Scognamiglio, Dario Ruocco, Vincenzo De Filippo e Antonio Scognamiglio si legge come, secondo i giudici del Consiglio di Stato “al paradigma normativo previsto dall’art. 28, comma 2, del d.P.R. n. 570/1960, come specificato dalla giurisprudenza, in quanto non consente di verificare in maniera inequivoca che i sottoscrittori intendessero offrire il proprio appoggio alla citata lista n. 1 e ai relativi candidati”. Detto art. 28 – si spiega nella sentenza – non stabilirebbe requisiti specifici dei moduli utilizzati per la sottoscrizione delle candidature al fine di far emergere la volontà dei sottoscrittori di supportare la lista elettorale cui le stesse candidature si riferiscono. Nella fattispecie – viene spiegato – i tre fogli, di cui si componeva il modulo utilizzato, erano uniti con spille e timbri del Comune di Vibonati, che sarebbero stati apposti prima che i sottoscrittori procedessero alla firma, “così da formare un documento unitario”, come accertato dal verificatore in primo grado, conforme ai requisiti in proposito individuati dalla giurisprudenza amministrativa. Perciò, ciascun sottoscrittore della lista, all’atto dell’apposizione della propria firma, sarebbe stato consapevole della lista e dei relativi candidati che avrebbe inteso appoggiare”.

    Fuori dal consiglio i candidati della lista Paese Mio

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