lunedì 5 ottobre 2026
Salute

Neonati prematuri, Asl Salerno attiva il percorso NPIA-TIN fino ai 3 anni

Protocollo integrato tra Neuropsichiatria Infantile e Terapia Intensiva Neonatale per garantire continuità assistenziale dal ricovero al territorio

Neonati prematuri, Asl Salerno attiva il percorso NPIA-TIN fino ai 3 anni
NCANews

L’Asl Salerno avvia un percorso strutturato NPIA-TIN per i bambini prematuri: presa in carico precoce, continuità tra ospedale e territorio e supporto alle famiglie dalla gravidanza a rischio fino ai tre anni di vita.

Seguire il bambino prematuro prima, durante e dopo il ricovero. È questo l’obiettivo del nuovo percorso NPIA-TIN dell’Asl Salerno, pensato per garantire una presa in carico precoce e soprattutto senza interruzioni. Dalla gravidanza a rischio alla nascita, dalla Terapia Intensiva Neonatale al ritorno a casa, fino al compimento dei tre anni: un unico percorso coordinato che mette in comunicazione Neuropsichiatria Infantile e Terapia Intensiva Neonatale.

L’obiettivo è intervenire precocemente e seguire nel tempo lo sviluppo del bambino, condividendo tra i professionisti informazioni, valutazioni e strumenti di presa in carico. Una rete che punta anche ad accompagnare le famiglie nei diversi passaggi, evitando che la dimissione dall’ospedale rappresenti una frattura nell’assistenza. Per il direttore generale dell’Asl Salerno, Gennaro Sosto, il protocollo serve a superare la frammentazione dei percorsi e a costruire una continuità reale tra ospedale e territorio. Il progetto è promosso dalla Neuropsichiatria Infantile, diretta dal dottor Salvatore Iannuzzi, in collaborazione con l’Unità operativa di Assistenza Riabilitativa e protesica diretta dalla dottoressa Grazie Gentile. Un lavoro condiviso tra diverse professionalità, con l’obiettivo di trasformare un’esigenza assistenziale in un modello strutturato e operativo.

Al centro, i bambini e le loro famiglie: una presa in carico che non si ferma alla cura ospedaliera, ma prosegue sul territorio, accompagnando lo sviluppo nei primi, fondamentali, tre anni di vita. Un modello che punta dunque sulla continuità assistenziale e sulla collaborazione tra servizi, per offrire ai bambini prematuri maggiori opportunità di sviluppo e alle famiglie un punto di riferimento lungo tutto il percorso.