mercoledì 14 ottobre 2026
Cronaca

Ascea, sequestro preventivo di una struttura ricettiva vicino all’area archeologica di Velia

Provvedimento del gip su richiesta della Procura: sotto esame titoli edilizi e vincoli paesaggistico-ambientali nella zona di Piana di Velia

Ascea, sequestro preventivo di una struttura ricettiva vicino all’area archeologica di Velia
Telecolore

Sequestrata a Marina di Ascea una struttura destinata ad albergo in un’area di circa 2.000 metri quadrati, a ridosso del sito archeologico di Velia. Secondo la Procura, i titoli amministrativi sarebbero in contrasto con la normativa regionale e i lavori sarebbero stati avviati oltre i termini di efficacia. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e vale la presunzione di innocenza.

Sequestro preventivo per una struttura ricettiva in corso di realizzazione in località Piana di Velia, nella frazione Marina di Ascea, a poca distanza dall’area archeologica dell’antica città di Velia. Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vallo della Lucania, su richiesta della Procura della Repubblica, ed eseguito nella giornata di ieri dai militari del Reparto Carabinieri Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. L’edificio, insieme all’area di pertinenza, si estende su una superficie complessiva di circa 2.000 metri quadrati.

Al centro dell’inchiesta vi è la legittimità dei titoli amministrativi che avrebbero consentito la realizzazione dell’opera, destinata a essere utilizzata come albergo. Secondo quanto riferito dalla Procura, l’autorizzazione rilasciata nel 2009 dallo Sportello unico per le attività produttive Cilento e una successiva determina del Comune di Ascea, datata novembre 2018, sarebbero state adottate in violazione della legge regionale numero 5 del 2005. La normativa istituisce, intorno all’antica città di Velia, una zona di riqualificazione paesistico-ambientale nella quale, fino all’approvazione di uno specifico piano particolareggiato, non è consentito modificare l’assetto del territorio né realizzare nuove opere edilizie. Sono previste eccezioni per gli interventi di conservazione e restauro e, a determinate condizioni, per le opere pubbliche o di interesse pubblico. Proprio su questo punto si concentra una parte rilevante delle contestazioni.

Secondo la valutazione del pubblico ministero, la struttura alberghiera non sarebbe qualificabile come opera di interesse pubblico, contrariamente a quanto sostenuto in alcuni atti amministrativi. Inoltre, il progetto non avrebbe ottenuto l’approvazione della Soprintendenza, ritenuta obbligatoria dalla normativa regionale per gli interventi in deroga. La Procura evidenzia anche un ulteriore aspetto: i lavori sarebbero stati realizzati dopo che le autorizzazioni edilizie avevano perso efficacia. Il termine previsto per l’inizio degli interventi sarebbe infatti scaduto senza che il cantiere fosse stato avviato.

A sostegno di questa ricostruzione vengono richiamate alcune immagini satellitari prodotte dal consulente tecnico del pubblico ministero, dalle quali risulterebbe che, a quasi quattro anni dalla comunicazione di inizio lavori, le opere non erano ancora cominciate. L’indagine è partita dalla segnalazione dei Carabinieri del Parco alla Procura, relativa alla possibile presenza di violazioni edilizie in un’area di particolare valore culturale e ambientale, nelle immediate vicinanze di uno dei siti archeologici più importanti del Cilento. La vicenda riporta così l’attenzione sulla tutela del paesaggio e sul rispetto delle regole urbanistiche in un territorio di grande rilevanza storica e naturalistica.

La Procura precisa, tuttavia, che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni e i provvedimenti adottati dovranno essere valutati nel corso del giudizio e gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.