La Cappella di Santo Stefano, all’ingresso del borgo di Sanza, torna fruibile dopo un intervento di recupero architettonico. Il sito, legato a una pagina cruciale della vicenda di Carlo Pisacane, è stato restituito alla comunità e destinato a nuova funzione pubblica come Centro Informazioni Turistiche e Culturale.
È sulla porta d’ingresso del borgo di Sanza, che un pezzo importante della memoria della comunità torna finalmente alla luce. La Cappella di Santo Stefano, per anni rimasta in silenzio, è stata restituita alla collettività grazie a un articolato intervento di recupero architettonico realizzato nell’ambito del progetto “Sanza Borgo dell’accoglienza”. A rendere possibile il recupero, un gesto di grande sensibilità: le proprietarie, eredi della famiglia Bianco, hanno scelto di donare la cappellina alla comunità di Sanza, consentendo all’Amministrazione comunale di avviare il percorso di valorizzazione. Ma Santo Stefano non è soltanto un edificio religioso. La cappella è infatti legata a una delle pagine più drammatiche e significative della storia locale: quella della spedizione di Carlo Pisacane. Era il 2 luglio del 1857 quando 27 uomini persero la vita a Sanza. Alcune delle salme degli uomini caduti nel cosiddetto “Vallone dei Diavoli” furono portate proprio qui. In questa cappella gli ufficiali dell’esercito borbonico effettuarono il riconoscimento della salma di Pisacane. Sempre qui, secondo la ricostruzione storica riportata nel documento, fu effettuato l’esame autoptico sul corpo del rivoluzionario, prima della cremazione dei corpi e della sepoltura delle ceneri nel cimitero adiacente. Ieri la riapertura ufficiale. Una cerimonia che ha segnato non soltanto la conclusione dei lavori, ma soprattutto l’inizio di una nuova vita per questo luogo. Al taglio del nastro sono intervenuti il sindaco di Sanza Vittorio Esposito, Daniela Bianco, il parroco don Giuseppe Spinelli, il professor Stefano De Mieri, storico dell’arte e docente al Suor Orsola Benincasa di Napoli, e il giornalista Lorenzo Peluso. Presenti anche l’Arma dei Carabinieri, la Polizia Municipale e l’Amministrazione comunale. Ma la vera novità è rappresentata dalla nuova funzione assegnata alla cappella Santo Stefano diventa infatti Centro Informazioni Turistiche e Culturale: uno spazio destinato ad accogliere visitatori e a raccontare la storia, la cultura e il patrimonio paesaggistico di Sanza. Il recupero va dunque oltre il semplice restauro di un edificio antico. Significa restituire un luogo alla comunità, recuperare una memoria che rischiava di rimanere nell’ombra e trasformarla in una risorsa per il futuro. Un filo che unisce passato e presente e che, attraverso la Cappella di Santo Stefano, racconta l’identità di Sanza. Un luogo che torna protagonista della vita del borgo e che, da oggi, può diventare una vera porta d’ingresso alla sua storia, alla sua cultura e alle sue tradizioni. Da luogo della memoria a spazio aperto alla comunità. A Sanza, Santo Stefano torna a vivere.
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