Sabato 22 agosto, nella Spezieria della Certosa di San Lorenzo a Padula, si è svolto l’incontro “Retrospettive in Fieri” con l’architetto, scrittore e poeta Felice De Martino. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Culturale Amici del Vallo di Diano e del Cilento, ha rilanciato il valore del legame tra comunità locali e diaspora, nel segno della memoria culturale del territorio.
A Padula, nella Spezieria della Certosa di San Lorenzo, sabato 22 agosto alle 18:00, si è tenuto l'incontro “Retrospettive in Fieri” con l’Arch. Felice De Martino – scrittore e poeta, il suo “raccontar di gente e territori”.L'appuntamento è stato organizzato dalla A.V.D. – Associazione Culturale Amici del Vallo di Diano e del Cilento, sodalizio con sede a Cascina (Pisa), nato nel 2017 e presieduto dal Dott. Gesualdo Russo, originario di Sassano.
L’Associazione riunisce i cittadini valdianesi e cilentani residenti in Toscana e da anni lavora per rafforzare i legami tra il territorio toscano e quello campano. Fiore all’occhiello dell’A.V.D. è il gemellaggio tra le due Certose: quella di Padula e quella di Calci (PI). Negli anni il sodalizio ha promosso a Cascina numerose iniziative culturali sulla storia del Vallo di Diano e del Cilento, e ha realizzato una biblioteca intitolata a Peppino Impastato. Al centro della serata l'architetto, scrittore e poeta Felice De Martino, voce autorevole del racconto del Sud interno.
Autore di romanzi storici legati alla memoria del territorio, tra cui: “Il giudice brigante” che racconta le memorie di un magistrato borbonico tra Napoli e i confini lucani che diventa brigante per combattere potere criminale e Borbone; “Cicerone al Sud” scritto con Felice Pastore – romanzo sulla fuga di Marco Tullio Cicerone da Roma nel 58 a.C. e il suo passaggio dalle Nares Lucane; “La repubblica dei gigli bianchi” – la storia utopica e reale di Montesano sulla Marcellana negli anni ’50 e ’60 sotto la guida del filantropo Filippo Gagliardi, Don Felipe. De Martino ha proposto il suo “raccontar di gente e territori”, un intreccio tra architettura, antropologia e letteratura che trasforma il Vallo di Diano in luogo di memoria viva, non solo geografica.
La scelta della Spezieria della Certosa di San Lorenzo non è casuale: uno dei luoghi più evocativi della Certosa più grande d’Italia, fondata nel 1306, simbolo del legame culturale ed economico che per secoli ha tenuto insieme l’intero Vallo di Diano. Un pomeriggio di grande partecipazione, con pubblico, amministratori e appassionati, che conferma come il filo tra chi è partito e chi è rimasto possa ancora tessere cultura.
L’Associazione riunisce i cittadini valdianesi e cilentani residenti in Toscana e da anni lavora per rafforzare i legami tra il territorio toscano e quello campano. Fiore all’occhiello dell’A.V.D. è il gemellaggio tra le due Certose: quella di Padula e quella di Calci (PI). Negli anni il sodalizio ha promosso a Cascina numerose iniziative culturali sulla storia del Vallo di Diano e del Cilento, e ha realizzato una biblioteca intitolata a Peppino Impastato. Al centro della serata l'architetto, scrittore e poeta Felice De Martino, voce autorevole del racconto del Sud interno.
Autore di romanzi storici legati alla memoria del territorio, tra cui: “Il giudice brigante” che racconta le memorie di un magistrato borbonico tra Napoli e i confini lucani che diventa brigante per combattere potere criminale e Borbone; “Cicerone al Sud” scritto con Felice Pastore – romanzo sulla fuga di Marco Tullio Cicerone da Roma nel 58 a.C. e il suo passaggio dalle Nares Lucane; “La repubblica dei gigli bianchi” – la storia utopica e reale di Montesano sulla Marcellana negli anni ’50 e ’60 sotto la guida del filantropo Filippo Gagliardi, Don Felipe. De Martino ha proposto il suo “raccontar di gente e territori”, un intreccio tra architettura, antropologia e letteratura che trasforma il Vallo di Diano in luogo di memoria viva, non solo geografica.
La scelta della Spezieria della Certosa di San Lorenzo non è casuale: uno dei luoghi più evocativi della Certosa più grande d’Italia, fondata nel 1306, simbolo del legame culturale ed economico che per secoli ha tenuto insieme l’intero Vallo di Diano. Un pomeriggio di grande partecipazione, con pubblico, amministratori e appassionati, che conferma come il filo tra chi è partito e chi è rimasto possa ancora tessere cultura.
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