mercoledì 23 settembre 2026
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Punto nascita di Sapri, il TAR conferma la chiusura: respinti i ricorsi dei Comuni

I giudici di Napoli ritengono legittima la delibera regionale: prioritaria la sicurezza clinica rispetto alla prossimità geografica

Punto nascita di Sapri, il TAR conferma la chiusura: respinti i ricorsi dei Comuni

Il TAR Napoli ha respinto i ricorsi dei Comuni del Distretto 71 contro la delibera regionale che dispone la chiusura del punto nascita di Sapri. Nella sentenza viene ribadito che la tutela della salute materno-infantile passa dalla sicurezza delle prestazioni, legata anche ai volumi di attività, e non dalla sola vicinanza territoriale. Gli enti locali annunciano ora un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato.



Una sentenza per rispondere ai diversi ricorsi proposti contro la Delibera della Regione Campania che ha sancito la chiusura dei punti nascita. La delibera, approvata dalla Giunta Regionale il 7 luglio del 2025, denominata “Riordino ed efficientamento della Rete Punti Nascita della Regione Campania in adeguamento alle prescrizioni dei Ministeri della Salute e dell’Economia”, aveva stabilito la chiusura dei punti nascita Sapri, per rispondere all’atto di programmazione della “Rete Regionale per l’assistenza Materno – Infantile: intervento di riorganizzazione dei Punti Nascita, secondo l’accordo Stato – Regione del 16 dicembre 2010”.

All’indomani della decisione sono partite le azioni legali dei comuni che si sono rivolti al TAR per ottenere l’annullamento del provvedimento. Ricorsi che hanno portato alla provvisoria sospensione dell’efficacia della delibera ma che, a distanza di oltre un anno, si sono conclusi con il nulla di fatto. I giudici della Sezione I del Tar Napoli, lo scorso 21 settembre, si sono definitivamente pronunciati respingendo il ricorso e validando quindi l’azione della Regione Campania che ha disposto la chiusura del Punto Nascita saprese. Una decisione attentamente articolata dai giudici nella sentenza che hanno risposto alle diverse tesi esposte dai Comuni del Distretto Sanitario 71 Sapri che si erano opposti alla decisione. In particolare, nei ricorsi i ricorrenti sostenevano che la chiusura mina il diritto alla salute dei cittadini costretti a fare i conti con una scelta dettata solo da esigenze contabili e di bilancio piuttosto che dalla sicurezza medica. Inoltre veniva nuovamente evidenziato come il punto nascita insista in un’area disagiata e che i tempi stradali per raggiungere il presidio alternativo più vicino Vallo della Lucania superino spesso i 60-100 minuti in caso di maltempo o traffico.

Dubbi espressi anche in merito all’azione della Regione che, secondo i comuni avrebbe agito in maniera ambigua esercitando, nel corso degli anni, azioni che andavano in contrasto l’una con l’altra come, ad esempio, la chiusura del Punto Nascita di Sapri nonostante il successivo riconoscimento del Comune come area disagiata. Inoltre, i comuni hanno anche puntato il dito contro i Punti Nascita che non sono stati chiusi seppur non raggiungano il numero dei 1000 parti l’anno, quale ad esempio Polla.  

Il Collegio giudicante, nel respingere il ricorso, ha risposto punto per punto alle teorie dei comuni. Nella sentenza viene chiarito che la tutela della salute passa per la sicurezza, non per la vicinanza ricordando come, la chiusura dei centri sotto la soglia minima non è un mero taglio economico, ma serve a garantire la salute di madri e nascituri. L'evidenza scientifica (supportata dall'OMS) dimostra che un basso numero di parti l'anno non permette agli operatori di mantenere la manualità e l'esperienza necessarie a ridurre il tasso di complicanze e mortalità. La salute si tutela assicurando prestazioni sicure, non la prossimità geografica del centro. Per ciò che riguarda la distanza, i giudici evidenziano come i dati dimostrano che il disagio stradale sbandierato dai Comuni non sussiste in modo determinante; le stesse cittadine di Sapri scelgono spontaneamente di partorire altrove (Vallo della Lucania o Lagonegro in Basilicata), confermando il basso utilizzo della struttura locale e smontando la tesi per cui la chiusura incentiverebbe la mobilità passiva verso altre regioni.

Per ciò che riguarda il riconoscimento di area disagiata di Sapri viene ricordato che ciò è stato determinato con legge successiva alla delibera impugnata quindi non può essere presa in considerazione in quanto un provvedimento si valuta solo sulle leggi esistenti al momento del suo varo. In riferimento alla mancata disposizione di chiusura di altri punti nascita, tra cui quello di Polla, i giudici ricordano che, tali centri seppur non raggiungono i 1000 parti l’anno, possono comunque vantare il doppio dei parti l’anno rispetto a Sapri che ne conta appena 188. Per i giudici del TAR di Napoli, l’azione della Regione Campania è stata giusta sancendo la conferma della delibera di giunta regionale e la chiusura del Punto Nascita.

Una sentenza a cui i Comuni non si arrendono ed hanno già annunciato ulteriore ricorso al Consiglio di Stato