Sequestrati aree, macchinari e rifiuti speciali in uno stabilimento conserviero di Sarno nell’ambito di un’indagine su presunte violazioni ambientali. Contestati, in fase preliminare, lo scarico non autorizzato di reflui industriali e la gestione non autorizzata di rifiuti ai sensi del D.Lgs. 152/2006.
Nuovo duro colpo all'illegalità ambientale a tutela del bacino idrografico del fiume Sarno. Un'operazione congiunta, condotta su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore, ha portato al sequestro preventivo di aree, macchinari e rifiuti speciali all'interno di una nota azienda conserviera situata nel comune di Sarno.
Il blitz è scattato a seguito di una fitta serie di controlli durati diversi giorni, che hanno visto impegnati in prima linea i militari della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Salerno, gli uomini del Reparto Territoriale dei Carabinieri di Nocera Inferiore e gli specialisti del NIPAAF del Gruppo Carabinieri Forestale di Salerno. Le attività di verifica sul campo si sono avvalse del fondamentale supporto tecnico dei tecnici dell'ARPA Campania e dell'ISPRA.
Nel corso degli accertamenti sono emerse pesanti violazioni alla normativa ambientale vigente. Nello specifico, i sigilli hanno interessato i macchinari industriali e i piazzali ritenuti direttamente collegati agli illeciti, oltre a diverse tipologie di rifiuti stoccati sul posto. L'esecuzione dei decreti di sequestro ha inevitabilmente imposto una drastica limitazione all'attività produttiva dello stabilimento conserviero.
I reati contestati dai magistrati nocerini riguardano lo scarico di acque reflue industriali in totale assenza della prescritta autorizzazione e la gestione non autorizzata di rifiuti, condotte sanzionate dagli articoli 137 e 256 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (Testo Unico Ambientale).
Dal palazzo di giustizia, il Procuratore della Repubblica Luigi Alberto Cannavale ha precisato che il provvedimento cautelare è attualmente suscettibile di impugnazione da parte dei legali dell'azienda. Le accuse formulate restano dunque nella fase delle indagini preliminari e non implicano alcun giudizio definitivo di responsabilità, in attesa del formale vaglio del giudice nelle successive fasi del procedimento penale.


